Settembre 2019

REGISTRO DI CLASSE

"DISMORFOFOBIA: QUANDO VEDERSI BRUTTI E' PATOLOGIA"

salute

(di Deboraha Alessandrini) Al via domani venerdì 20 settembre alle ore 15 presso I.I.S “Celestino Rosatelli”, il primo dei sei incontri previsti nella fase uno del progetto “L’adolescente oggi – aspetti affettivo relazionali e prevenzione di eventuali disagi dipendenze e patologie”.

Si parte con le tematiche affrontate nel libro “Dismorfofobia. Quando vedersi brutti è patologia” di D. De Lisi, E. Gebhardt, L. Giorgini e A. Raballo, testo scelto da diversi insegnanti e argomento sentito come urgente da molti di loro. La dismorfofobia infatti sta assumendo una dimensione sociale sempre più evidente, come dimostrato dalla larga diffusione di interventi di chirurgia estetica non più solo tra attrici, modelle e personaggi pubblici, ma anche tra persone comuni di tutte le età. Trattamenti che si rivelano spesso frustranti e fallimentari perché si cerca di correggere un presunto difetto fisico invece che intervenire a livello psicologico. Questo libro, grazie a un metodo scientifico ma con un linguaggio accessibile a tutti, spiega perché la bruttezza fisica in realtà non esiste e come sia possibile ritrovare la propria bellezza unica e originaria. All’incontro, gratuito e aperto alla partecipazione di tutti i docenti del territorio, parteciperanno gli psicoterapeuti Luca Giorgini e Carla Ranieri. Si cercherà di capire, come si legge in quarta di copertina, cosa si nasconde dietro la convinzione, ostinata e incomprensibile per gli altri, di essere brutti, quando una preoccupazione per il proprio aspetto fisico smette di essere normale e diviene malattia, come affrontare l’orrore che queste persone provano verso se stesse tanto da rovinarsi la vita fino all’isolamento arrivando a farsi del male.

Il progetto, promosso dall’associazione Cittadinanzattiva Rieti, dalla casa Editrice L’asino d’oro e dalla Fondazione Varrone che, grazie al suo contributo permette la realizzazione di questa importante iniziativa, è composto di tre fasi. La prima fase - dal 20 settembre all’ 8 novembre - prevede sei distinti incontri formativi tra tutti gli insegnanti interessati e gli autori dei libri scelti da alcuni docenti che, con le loro classi, hanno scelto di partecipare al progetto. Gli autori sono psicoterapeuti, psicologi, psichiatri o insegnanti con una pluriennale esperienza e formazione alle spalle. Durante gli incontri verranno consegnati i libri alle classi che proseguiranno verso la seconda fase del progetto ossia quella della lettura in classe del testo. A questo punto i ragazzi lavoreranno sui temi e faranno emergere domande, riflessioni, idee o potranno produrre propri elaborati personali (video, disegni, racconti, canzoni ecc ecc) che porteranno alla terza ed ultima fase nella quale gli autori incontrano, questa volta, gli studenti per rispondere alle loro domande, interrogativi ed ascoltare i loro pensieri liberamente espressi in varie forme.

Il progetto nasce dalla consapevolezza che l’adolescenza è una fase complessa della vita, che racchiude in sé un cambiamento fisico, che avviene con la pubertà, ed uno sviluppo della mente, che dovrebbe permettere di affrontare l’inevitabile trasformazione dell’identità, la comparsa della sessualità e l’inserimento nella società. In questa fase l’adolescente va incontro ad una ‘crisi’, che può essere fisiologica perché gli permette di crescere, ma può anche essere patologica: laddove, infatti, porta dei vuoti interni che si sono creati nei rapporti interumani dei primi mesi e anni di vita. Si può andare incontro ad un fallimento e, se non si affrontano i problemi che emergono, risulterà più difficile farlo in età adulta.

I libri della casa editrice L’asino d’oro vengono usati come strumento, come “grimaldello” culturale per raccontare ai giovani cosa c’è alla radice di patologie come la depressione, oppure di comportamenti violenti come lo stalking e il bullismo, o dei fenomeni legati al razzismo e alle dipendenze dalle tecnologie digitali, l’uso e l’abuso di alcool e sostanza stupefacenti. Ma anche – e soprattutto – per far parlare i giovani di sé. Risulta necessario e non più prorogabile attuare interventi preventivi realmente efficaci realizzando una rete tra operatori della salute mentale ed insegnati, da sempre osservatori privilegiati del mondo adolescenziale. La cultura della prevenzione è il primo tassello, imprescindibile, per intervenire in tempo, quando le prime avvisaglie di sofferenza si manifestano, la scuola è sempre più importante per la costruzione di una società che permetta la piena realizzazione delle potenzialità degli esseri umani e il loro benessere e, i docenti, si trovano in una posizione strategica rispetto al mondo adolescenziale, meritandosi la definizione di primi gate-keepers (letteralmente “guardiani”) dei ragazzi. L’adolescente trascorre gran parte della propria esistenza e del proprio tempo a scuola e la relazione con i pari e i docenti diventa centrale nel suo sviluppo. Ma se la scuola rappresenta una delle principali agenzie formative nell’età evolutiva, può permettersi di essere assente? Può rimanere ancorata alla semplice trasmissione di un sapere, prescindendo da chi questo sapere lo incontra, lo ascolta, lo interiorizza? Può occuparsi solo di ciò che lo studente sa o dovrebbe sapere e non di ciò che lo studente è? Può permettersi di ignorare le legittime domande degli studenti, i quali esprimono esigenze sempre più evidenti sia rispetto alle normali difficoltà fisiologiche legate all’età, sia rispetto a vissuti più drammatici che, nella maggior parte dei casi, sono alla base dell’insuccesso scolastico? La scuola ha un ruolo decisivo e dovrebbe rimanere un luogo di resistenza civile ai disvalori diffusi nella società, che, veicolati in particolare dai mass-media, spingono verso la passività, la superficialità, la semplificazione, l’effimero. La scuola si può contrapporre a tutto ciò stimolando l’attività, l’approfondimento, la complessità e i contenuti.

Con il progetto “L’adolescente oggi. Aspetti affettivo-relazionali e prevenzione di eventuali disagi, dipendenze, patologie” si vuole offrire la possibilità di prevenire, affrontare e comprendere tematiche adolescenziali che a scuola sono sempre state evitate, forse a causa dell’assenza di strumenti e conoscenze adeguate. Tra gli obbiettivi ci sono quindi: perseguire la prevenzione dei comportamenti a rischio, rendere noti i fattori di rischio e le modalità di riduzione degli stessi, promuovere la cultura della salute diffondendo informazioni e chiarimenti che, attraverso gli allievi, giungano alle famiglie e al territorio, valorizzare le esperienze e le riflessioni personali dei ragazzi sulla loro crescita.

Pur nella diversità dei punti di vista, dal dialogo con i dirigenti scolastici e gli insegnanti è emersa una visione condivisa e comune sulle difficoltà che si incontrano davanti a fenomeni più o meno gravi, situazioni a rischio o già conclamate. Le domande e le richieste, finora rimaste inascoltate, trovano una risposta e strumenti adeguati nel percorso progettuale. Forse è dovuto a questo il grande interesse e attenzione manifestata dalla quasi totalità delle scuole, la grande curiosità, necessità di approfondire e acquisire nuovi strumenti di conoscenza, mettersi in gioco, sperimentare e innovare, soprattutto migliorare le relazioni interumane.

La lettura dei testi in classe e gli incontri con gli autori rappresentano un’esperienza di formazione decisamente “non ordinaria”, con una ricaduta anche nel rapporto didattico che si trasforma diventando più coinvolgente. Nelle esperienze già in atto in altre scuole la lettura dei libri, gli incontri con gli autori, i momenti di riflessione, i corsi di formazione per gli insegnanti, i tanti progetti ed iniziative; hanno creato un clima scolastico fatto di interesse e voglia di partecipare anche per costruire un’attività didattica che non prescinda dal rapporto interumano ma sappia “vedere” e sia sensibile alle richieste degli studenti.

condividi su: