Gennaio 2021

SALUTE

DIECI ORE AL PRONTO SOCCORSO, MA VA BENE COSÌ

storie

di Roberto Guidobaldi - Sono stato al Pronto Soccorso di Rieti per motivi, che alla fine,  si sono rilevati poco gravi. Sono entrato alle 11.00 ed uscito alle 21.20. Non voglio criticare o denunciare disservizi, al contrario vorrei riuscire a descrivere quello che i medici, gli infermieri, gli ausiliari fanno in turni di 12 ore. Non ho chiesto il loro orario ma, essendo entrato alle 11.00, ho visto le stesse persone al lavoro fino alle 20.00 quindi, immagino che il loro turno sia iniziato alle 8.00 del mattino. Appena entrato all'interno della zona del pronto soccorso, oggi riservata solo ai pazienti e non ai parenti o accompagnatori, sono stato subito sottoposto ai primi esami. Prelievi sangue ed elettrocardiogramma.  Da lì è  iniziata la mia lunga attesa per la visita, prima nella sala d'ingresso  (piuttosto fredda) poi all'interno del reparto dove  sono stato visitato dal medico di turno che mi ha sottoposto ad accurata anamnesi e visita per appurare le cause del mio ricovero. Dopo qualche ora, esecuzione di una ecografia e da allora in poi circa 5 ore di attesa per risposte e per essere poi eventualmente dimesso, come detto,  cosa avvenuta alle 21.20. Dovrei forse essere risentito per aver dovuto aspettare tanto tempo per la dimissione dopo che i medici erano già in possesso delle risposte delle analisi e degli esami, e molti, magari avrebbero reagito in malo modo o ognuno a modo suo. Ma c'è un 'se'. Se avessero chiuso gli occhi e non avessero visto che cosa è la vita dentro un Pronto Soccorso. In tutto il tempo della mia attesa non ho mai visto un elemento del personale fermarsi un attimo. Tutti a correre ovunque, trasportare pazienti ovunque, intervenire continuamente in casi da codice rosso,  per intenderci quelli in pericolo di vita. E i medici che intervenivano da una sala all'altra in equipe insieme a giovani infermieri. Gli altri assistevano le decine di pazienti in barella, dislocati ovunque, o altri sistemati in altri ambienti sempre del Pronto Soccorso. Mai un attimo di sosta. Mai. Tutti, a loro modo,  cioè anche a seconda del proprio carattere quindi chi con più pazienza, amore, sensibilità, altri con meno, davano sostegno, aiuto tecnico, e a volte psicologico, a tutti. Alcuni di loro erano meno sensibili ai richiami dei pazienti ma devo dire che, probabilmente, è da considerarsi una questione di " sopravvivenza ", una sorta di filtro che devi utilizzare per non essere coinvolto al 100% a livello emozionale. Un atteggiamento di aiuto e disponibilità verso tutti ti costringerebbe in pochi giorni a lasciare tutto. Stress continui dati da lamenti di malati di tutte le razze, di tutti i caratteri, di tutte le estrazioni sociali a volte con reazioni umorali eccessive dovute alla paura o ad altri  fattori che ti portano  a pensare che tutti dovrebbero occuparsi solo ed esclusivamente del tuo caso. Un ragionamento egoistico che in un Pronto Soccorso devi dimenticare. Per le mie dimissioni, dopo l'esito dei controlli, sarebbero bastati dieci minuti, ma la compilazione del referto deve essere fatta dal medico, al computer. E se è  impegnato in un codice rosso può pensare a te???? Quindi io sono stato 10 ore rannicchiato sulla mia scomoda poltrona, in mezzo a decine di malati che urlavano, imprecavano, chiamavano continuamente la propria mamma (gente di più di ottanta anni che credo non potesse avere ancora un genitore) senza avere il coraggio di chiedere di risolvere rapidamente la mia situazione,  perché vedevo quello che tutti facevano e certo non potevo anteporre il mio caso, che non mi metteva in pericolo di vita, a quello di altri. In più pensavo a quanto percepissero di stipendio questi lavoratori e a quante e quali responsabilità andassero incontro,  specialmente in questo periodo. Un rapporto ore, oneri, onori, responsabilità, impari. Ed allora ho aspettato 10 ore, ho ringraziato e sono andato via ripromettendomi che avrei scritto qualcosa. Un qualcosa che sentivo di dover dire.

04_01_21

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