Giugno 2020

REGISTRO DI CLASSE

DIDATTICA A DISTANZA: TUTTO DA BUTTARE?

Il pensiero di insegnanti e genitori

istruzione, scuola

(di Viviana Stanzione) E se ricominciassimo da qui? Se non fosse tutto da buttar via? La chiusura, la didattica a distanza, il tempo “in più” per riscoprirsi e reinventarsi, per procedere in una verifica seria ed urgente sulla scuola e l’insegnamento. La vita scolastica, è evidente, non è sostituibile. Soprattutto per l’infanzia e la primaria, l’ambiente, il curriculum implicito (la routine quotidiana, l’insieme delle regole, degli esempi...), l'empatia e l’affetto sono motori essenziali per il processo educativo. Tuttavia la scuola e le famiglie si sono dovute attrezzare poiché procedere in una didattica non in presenza prevede un modo di insegnare diverso, in cui l’utilizzo della tecnologia è solo un aspetto. Gli insegnanti si sono dovuti ripensare e soprattutto hanno dovuto del tutto abbandonare un insegnamento verticale (in cui l’insegnante dona conoscenze), hanno dovuto rivedere determinate modalità di verifica. Questo ha permesso di lavorare sull’ autonomia dell’alunno che si è ritrovato ancora di più protagonista del suo percorso di studi; è stato verificato più per la sua intraprendenza, creatività e capacità di gestire le sue conoscenze che non per le informazioni che ha memorizzato; ha imparato ad autocorreggersi invece di temere il voto. È nato uno studente che ha insegnato agli insegnanti a relazionarsi in modo diverso, loro malgrado. La quarantena, con i suoi tempi dilatati, ha permesso agli alunni più grandi di imparare a gestire il tempo, e ha donato del tempo in più, così da rispettare i ritmi e i bisogni psichici di tutti. Un tempo che è stato utilizzato per conoscersi, per riflettere e per raccontarsi agli altri, cosa che presi dalla routine scolastica spesso non si riesce a fare. Gli alunni hanno avuto tempo di incuriosirsi e di assecondare questa curiosità. Gli insegnanti hanno utilizzato questo spazio per fare cose che normalmente durante una lezione si fatica a svolgere (il commento di un film o la stesura di un diario).

Molte famiglie hanno scoperto e rivalutato il ruolo dell’insegnante e la centralità della scuola nelle vite dei loro figli. Spesso si sono creati legami anche più intensi e una dialettica proficua tra scuola e famiglia. Alcuni alunni, si sono sentiti più liberi di esprimersi e di confidarsi, da dietro uno schermo, e gli insegnanti hanno riassaporato il valore dell’ascolto, nonostante la connessione lenta e i dispositivi inadeguati.

Le fatiche sono state sicuramente troppe e sproporzionate rispetto ai risultati attesi e le istituzioni scolastiche hanno cercato con poco di far fronte a richieste di ogni genere, da parte delle famiglie. Anche la ripresa, al momento, sembra lasciata alla fantasia delle singole scuole, appesantendo dirigenza e insegnanti di scelte e responsabilità enormi.

Tuttavia questo non deve essere un tempo perso. Se a settembre non buttassimo tutto? Se riuscissimo veramente a fare memoria di questo tempo per costruire qualcosa di migliore, rivalutando ciò che di buono è mancato ma anche ciò che di utile è stato scoperto?

 

Dalla parte dei genitori

Il resoconto dei genitori, che sono stati soprattutto per i più piccoli, ingranaggio fondamentale del processo educativo,è variegato. La madre di due ragazzi frequentanti il primo superiore e la prima media ha vissuto questa schizofrenia in prima persona: “Il grande è stato da subito coinvolto nella DaD dalla totalità dei docenti e lavora con costanza e continuità. La piccola è stanca di ricevere solo compiti e audio.”

Una mamma di due alunne della Primaria ci scrive: “Le bambine sono dispiaciute di non poter avere una relazione diretta con maestri e compagni, ma vedere le mie figlie ampliare le loro abilità digitali, mi ha fatto pensare che questo periodo sicuramente ha lasciato delle buone tracce”.“La DaD è stata sicuramente uno strumento utile in questo periodo di emergenza, perché ha permesso una vicinanza tra insegnanti e alunni e ha sopperito alla chiusura totale delle scuole” racconta una mamma anche rappresentante dei genitori, “ma ha anche molte lacune, come la discriminazione che si crea tra alunni già autonomi e alunni che devono invece essere seguiti individualmente o che hanno problemi di connessione o strumentazione tecnologica. Devo dire però che la vicinanza delle insegnanti si è sentita fin da subito”. Incisivo il commento di un genitore, anche insegnante: “Vedendo come hanno lavorato le mie figlie, dico che è arrivato il momento di cambiare, vuoi per il coronavirus, vuoi perché è in atto un cambiamento generazionale tra i docenti. Ci vuole consapevolezza da parte degli insegnanti: siamo noi i primi a dover cambiare, non gli alunni”. Più complicata la situazione con bambini più piccoli: “ho due bambini alla scuola dell’infanzia, il più piccolo, col tempo, è diventato svogliato e apatico e non vuole neanche vedere i video delle maestre" ammette con preoccupazione un papà.

La conclusione la affidiamo alle parole di un papà, per tutta la quarantena impegnato con due bambini della Primaria e dell’Infanzia: “La DaD questa sconosciuta... fino a metà marzo non ne avevo mai sentito parlare, oggi scandisce le giornate dei miei figli. E anche le mie! L’abbiamo accolta?  No, meglio dire, è stata l’unica proposta! Certo, dobbiamo dire grazie per aver permesso ad alunni e insegnanti di continuare “virtualmente” per proseguire il programma didattico con argomenti nuovi, verifiche e valutazioni. Mi auguro che a breve venga trovata una soluzione: un’altra sessione di DAD potrebbe essermi fatale!”

È evidente che la soluzione non è quella che insegnanti e genitori auspicano per settembre, nonostante la varietà delle esperienze vissute, legate alla disponibilità delle famiglie, alla diversa preparazione e versatilità dei docenti, e alle diverse fasce di età a cui si è rivolta. Sicuramente le famiglie hanno fatto squadra, volenti o meno, con gli insegnanti rimettendo al centro l’importanza dell’istruzione, un lavoro, solo in parte e a fatica delegabile.

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