a cura di Massimo Palozzi

Ottobre 2019

IL DOMENICALE

DAI FURTI IN APPARTAMENTO AGLI STATI GENERALI DELL’ECONOMIA

città

(di Massimo Palozzi) Possono i furti diventare un indice economico o, quantomeno, uno strumento per misurare il benessere di una comunità? La domanda è meno peregrina di quanto sembri a prima vista, almeno badando ai contenuti del consueto studio del Sole 24 Ore sulla criminalità in Italia diffuso lunedì.

Il quotidiano confindustriale ha preso in esame diciotto diverse fattispecie per stilare una graduatoria dei delitti commessi nel 2018 o, per essere precisi, di quelli verbalizzati dalle varie forze di polizia nel corso dell’anno passato.

Nella rilevazione la provincia di Rieti è classificata all’82º posto su 106, con 4.350 denunce, corrispondenti a 2.768 ogni centomila abitanti. Rispetto al 2017 c’è stato un peggioramento di otto posizioni (eravamo novantesimi sulla base di 4.238 segnalazioni), piccolo indizio di un crescente malessere benché al momento ampiamente circoscritto.

Tutto sommato si tratta di un piazzamento onorevole, tanto che i giornali hanno avuto gioco facile a titolare ricorrendo all’immagine dell’isola felice che, in effetti, dipinge in modo ancora appropriato la nostra realtà locale.

L’unico vero indicatore decisamente sopra le righe è risultato quello riguardante i furti nelle abitazioni. L’anno scorso ne sono stati messi a segno ben 638, con un’incidenza di 410,3 ogni centomila abitanti, pari al 14,7% delle notizie di reato prese in considerazione.

Sulla scorta di questo bilancio Rieti si attesta al 31º posto tra le province italiane più colpite dai topi d’appartamento, facendo segnare un vistoso ed eclatante balzo in avanti nel confronto con il posizionamento finale per dati aggregati. Il conteggio in termini assoluti delle residenze svaligiate, infatti, non solo diffonde un crescente allarme sociale, ma incide in maniera statisticamente significativa sull’intero panorama delinquenziale reatino.

Il dato è poi particolarmente probante se si pone attenzione al resto della classifica. Le trenta posizioni precedenti per aree colpite dagli stessi crimini sono tutte appannaggio di province a nord della nostra e occorre arrivare fino al quarantesimo gradino per trovare la prima a meridione (Trapani).

Restando nei paraggi, tutte le altre province del Lazio subiscono meno le incursioni ladresche. Latina è 51esima, Roma 61esima, Viterbo 67esima e Frosinone addirittura 83esima. Tra le province limitrofe, anche L’Aquila batte Rieti (73esima). Solo Terni figura al di sopra, alla postazione numero 26, con otto denunce in più ogni centomila abitanti.

Questo quadro si offre a due differenti letture. La prima vorrebbe banalmente che le forze dell’ordine operanti in zona siano meno attente ed efficienti di quelle che presidiano i comprensori vicini: una spiegazione francamente inconsistente anche solo a livello teorico.

La seconda riguarda lo stato patrimoniale dell’azienda Rieti. I ladri si muovono in genere da fuori provincia e se colpiscono con maggiore insistenza dalle nostre parti, significa che sono ragionevolmente convinti di raccogliere bottini superiori a quelli che raggranellerebbero andando a razziare in altri contesti.

Partendo da un tale presupposto logico, dovrebbe concludersi che i reatini in fin dei conti non se la passano troppo male. Il che sarebbe davvero auspicabile, se non fosse che un singolare indicatore di ricchezza come questo non possa essere ritenuto scientificamente affidabile né aderente alla realtà, almeno quella percepita.

Lo spunto merita comunque di non essere liquidato come semplice suggestione ma va anzi guardato in controluce, magari con il contributo di studi e altri fattori di carattere macroeconomico.

Secondo gli ultimi dati resi noti dal ministero dell’Economia e delle finanze relativi al 2017, in Italia il reddito imponibile pro capite ammonta a circa 19.500 euro, sostanzialmente identico a quello rilevato l’anno precedente, rispetto al quale si è registrato uno scostamento minimo in negativo di appena lo 0,06%. Quello complessivo si aggira intorno ai 20.670 euro.

L’analisi evidenzia che il Nord è sempre più ricco e il Sud sempre più povero. Le tre regioni capofila sono Lombardia, Emilia Romagna e Lazio, mentre in fondo alla classifica compaiono Basilicata, Molise e Calabria.

Il reddito medio risulta superiore nei grandi centri urbani e proprio l’esame dei dati riferiti ai capoluoghi offre un altro spaccato interessante.

A Rieti città l’imponibile pro capite dei 33.198 contribuenti censiti al 31 dicembre 2017 ammontava a 20.056 euro all’anno, superiore a Frosinone, Viterbo e Latina, ma anche a Terni, tutti sotto la soglia dei ventimila euro. Meglio di noi solo l’inarrivabile Roma con 24.830 euro e L’Aquila a quota 20.849.

Esiste dunque un nesso tra queste tabelle e i dati sull’incidenza dei furti nelle abitazioni? Proviamo a fare la controprova, prendendo in esame quelli relativi alle erogazioni collegate al reddito di cittadinanza. La misura, introdotta quest’anno, mira a far raggiungere a tutti gli italiani un introito mensile minimo di 780 euro attraverso l’integrazione della differenza su quanto guadagnato autonomamente.

Stando all’Inps, al 31 luglio sono state accolte 895.220 domande, pari a circa l’1,48% della popolazione.

In provincia di Rieti i sussidi riconosciuti sono stati 2.500, corrispondenti all’1,61% degli abitanti, dunque leggermente al di sopra della media nazionale. La stessa percentuale l’ha raggiunta Latina, mentre Frosinone, con l’1,78%, mostra maggiori difficoltà. Per restare nel Lazio, fanno meglio Roma con l’1,25% e Viterbo con l’1,48, così come la vicina Terni, ferma all’1,23%. L’Aquila si assesta invece su un più critico 1,66.

Proseguendo tra l’empirico e il fattuale, un altro indicatore che merita di essere preso in considerazione è la presenza di sportelli bancari sul territorio. Nella vulgata cittadina si sostiene tradizionalmente che la concentrazione di banche a Rieti sia eccessiva se commisurata alla consistenza del tessuto produttivo locale e al più generale stato delle finanze dei suoi abitanti. In effetti, soprattutto in passato, il proliferare degli sportelli bancari è stato oggettivo, ma è davvero un fenomeno così anomalo o si tratta solo di un’impressione? A leggere i numeri qualche fondamento c’è.

Nel 2014 il dato nazionale era di 1.849 abitanti per sportello e nel Lazio solo Rieti e Viterbo comparivano al di sopra della media per presenza di agenzie rispetto ai residenti.

Poi è arrivato lo tsunami della riorganizzazione del settore bancario che ha comportato un drastico ridimensionamento di tutti gli istituti di credito. I motivi sono stati diversi: dalla marcata digitalizzazione delle operazioni con conseguente ampio ricorso all’on-line, alla gravissima crisi finanziaria mondiale che ha imposto o facilitato politiche di ristrutturazione interna, alle quali sono seguiti tagli sia al personale sia alla rete commerciale.

Secondo uno studio della Cisl dell’anno scorso, nel  2017 è stato chiuso oltre un quarto di tutte le filiali eliminate nei sette anni precedenti. Addirittura, in un solo anno si è scesi da 48 a 45 agenzie ogni centomila abitanti, portando nel 2016 il rapporto a 2.083 residenti per sportello. Lo squilibrio è quindi ulteriormente cresciuto l’anno successivo, toccando quota 2.222 persone per banca fisica.

Tutto sembra insomma tenersi e in conclusione sorgono due pensieri. Il primo si incarna in un’istanza affinché si fermi il dilagare dei furti nelle abitazioni (oltre alle denunce sarebbe interessante sapere quanti casi sono stati risolti con relativa cattura e condanna dei responsabili).

Il secondo guarda al futuro, proiettandosi in una proposta concreta: organizzare quanto prima gli stati generali dell’economia reatina per capire come stanno davvero le cose e individuare credibili linee di sviluppo lungo canali di intervento realmente praticabili, in auspicata armonia tra tutti gli attori coinvolti, onde evitare iniziative estemporanee e non coordinate.

 

20-10-2019

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