Novembre 2019

#ORGOGLIO REATINO

DA FRANCESCO A FRANCESCO NEL SEGNO DEL PRESEPE

chiesa

E’ incredibile vedere con quale partecipazione emotiva la gente accolga Papa Francesco. Osteggiato da alcune frange cattoliche gode in realtà di grande considerazione popolare. Un’attesa trepidante quella del nostro territorio che in soli tre giorni ha visto compiersi tutto. Il passaggio tra l’annuncio e l’arrivo è stato fulmineo, tanto da far sussultare la Chiesa reatina, il Comune di Greccio e tutti coloro che a vario titolo erano coinvolti nell’accoglienza. Bravissimi tutti stando ai risultati. Certo in molti sono rimasti delusi, ma lo scopo non era una visita alla città,  era ben più alto e il ruolo giocato dal nostro territorio merita tutto il nostro orgoglio. Francesco tornava dove un suo omonimo, circa 800 anni fa, ebbe l’ardire di compiere un gesto rivoluzionario in un’epoca storica che di altre apparenze si beava. “Se ci fermassimo a contemplarlo, il presepe di Francesco risulterebbe scandaloso. Per questo, nel tempo, il presepe è stato in qualche modo “dolcificato” – annota il Vescovo Domenico Pompili. E la lettera che Papa Francesco è venuto a leggere e a firmare, con un gesto simbolico importante, davanti alla grotta di Francesco ci aiuta a ritrovare il senso genuino del Natale. "Nascendo nel presepe Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza. Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze... È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata” E quale platea privilegiata se non quella de ‘La Valle del Primo Presepe’ può raccogliere per prima questo invito? L’abbraccio è stato da noi tutti delegato a quella manciata di persone che occupavano il sagrato della Chiesa del Santuario: i bambini e gli insegnanti della scuola di Greccio, i figuranti della Rievocazione del Presepe e i rappresentanti di diverse associazioni. A tutti coloro che lo attendevano all’esterno, così come ai malati e disabili, Papa Francesco ha concesso un saluto. Ma se dovessimo scegliere un momento da portare con noi dopo questa giornata sceglieremmo quello fatto di risa e condivisione, di preghiera e riflessione, vissuto ‘fuori ordinanza’. Uscito dalla cappellina del Santuario, dove è rimasto in raccoglimento per un po’, Francesco trova ad attenderlo seduti ordinatamente  i frati francescani di Greccio, degli altri santuari, della comunità interobbendenziale e le suore di Santa Filippa Mareri oltre alle missionarie di Gesù Bambino "Predicate il Vangelo, se necessario ‘anche’ con le parole - dice a bassa voce in una conversazione quasi privata, citando proprio san Francesco - Non c'è bisogno di convincere, ci pensa lo Spirito. Il Signore ci ha creato dalla terra, si è fatto terra e si è innamorato della nostra terra. Ricordate: povertà, umiltà e i miracoli lasciateli a Dio” dopo aver recitato insieme una preghiera, una suora lo benedice “Ne ho bisogno” risponde sorridendo. E ecco che tutti si alzano, come in una danza lo circondano, fanno battute, il sorriso affiora sulla bocca dei religiosi e… sembra di vederlo apparire l’altro Francesco, è come prendesse corpo, circondato dai suoi fratelli felici nella loro miseria: un flashback unisce le due scene e comunica la stessa forza della fede. Francesco, Papa gesuita che ha scelto di vivere come un francescano, incontra tutti e con tutti entra in sintonia. A chi ha incrociato i suoi occhi non è sfuggita la mitezza dello sguardo, accompagnato dalla delicatezza del suo tocco. “Ti dona un senso di pace” il commento. Bene ha fatto il Vescovo a chiedere quello scatto fotografico di gruppo, cristallizzando per sempre l’atmosfera di un momento particolare.

 

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