Novembre 2020

STORIE

COVID-19: STORIE DI SPERANZA

Dietro a un numero non ci sono solo 'casi positivi', ma fragilità, sensibilità, vite e storie: eccone una.

persone

Quando si diffuse, in primavera, la prima ondata della pandemia Covid 19 la mia famiglia andò nel panico, visto il numero di “soggetti fragili” che la compongono.
Abbiamo vissuto fino a poche settimane fa nel rispetto rigido delle regole di prevenzione, terrorizzati di poter contrarre il virus. 
Ma la vita non perde mai l’occasione per metterci difronte ai nostri limiti. 
Così, a causa di un grave lutto familiare, ci siamo ritrovati ad ottobre a commettere delle oggettive imprudenze. Risultato: tutta la mia famiglia ha contratto il Covid. 
Prima mio padre, poi mio marito e, di conseguenza anche io e mia madre. I nostri 3 figli non hanno avuto alcun sintomo. 
Abbiamo vissuto momenti di terrore, un terrore che nasceva dalla consapevolezza di rischiare molto. 
Mio padre ha avuto febbre per 13 giorni ma, essendo medico, ha deciso di curarsi a casa. Se l’è vista brutta ma ha mantenuto sempre una grande lucidità che gli ha permesso di dosare la cura in modo impeccabile. 
Mio marito ed io ce la siamo cavata meglio, anche se i sintomi sono stati persistenti e fastidiosi.  
Sento oggi di voler condividere una riflessione partendo da un primo dato di fatto. 
Le raccomandazioni per il contenimento del contagio non sono eccessive (mascherine, distanziamento, igienizzazione delle mani). 
Prova ne sia che noi abbiamo contratto il virus quando, anche solo per poche ore, non abbiamo rispettato le misure. 
Ne possiamo dedurre che rispettando le raccomandazioni siamo abbastanza al sicuro. Quindi non c’è bisogno di vivere nella paura del contagio, basta adottare comportamenti responsabili e consapevoli, con lucidità. 
Il secondo fatto è che, bene o male, ce la siamo cavata tutti. Soggetti fragili compresi. 
Con questo non voglio ridimensionare la gravità del virus, ma voglio invitarvi a non avere una paura “preventiva”. Non possiamo sapere cosa ci aspetterà. Io ho usato tantissime energie per gestire l’ansia che mi nasceva dal prefigurare tutti i peggiori scenari possibili… scenari che non si sono presentati. Se avessi usato quelle energie per analizzare la situazione contingente, vederne gli ostacoli e studiare un piano per superarli, sarei stata molto più efficace, per me e per la mia famiglia. 
La criticità più importante è stata sicuramente quella legata all’isolamento. Due genitori malati, deboli e addolorati, con 3 bambini, senza che nessuno possa dare una mano… bhè... è stato sicuramente tanto faticoso. 
In questo siamo stati però supportati da tantissimi amici! A turno ci hanno portato la spesa tutti i giorni, hanno fatto delle sorprese ai bambini lasciando al cancello giochi e dolci fatti in casa, ci hanno chiamato e mandato messaggi quotidiani per sapere come stavamo. Qualcuno si è anche giocato la frizione e il parafanghi della macchina sullo sterrato che porta a casa nostra!!  
Nell’isolamento abbiamo riscoperto i legami solidi e sinceri. E questo è stato un grande dono! 
Ad oggi siamo ancora chiusi in casa nell’attesa di avere tamponi negativi.  
Ma abbiamo più di prima la consapevolezza che non siamo soli.

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Questa è la prima storia pubblicata sul gruppo Facebook ‘COVID-19: Storie di speranza’, creato da Valeria Natali e Valeria Patacchiola; un gruppo nato con l'intento di creare un luogo di confronto e scambio sul Covid-19, con l'obiettivo di condividere esperienze che permettano di acquistare un'impostazione più lucida e razionale su quanto sta accadendo. Noi della redazione di Format abbiamo letto questa storia di Valeria, che ci è sembrato un grido di dolore, ma anche di libertà e di coraggio e per questo l’abbiamo voluta condividere con le nostre lettrici e i nostri lettori. Grazie Valeria.

La situazione è seria, probabilmente grave - dichiarano le due reatine - ma questo non deve farci cadere nella tentazione di fare sistematicamente analisi allarmistiche o terroristiche. C'è bisogno di riprendere collettivamente il filo di una discussione responsabile, prudente, seria ma anche razionale e ponderata, dando evidenza ai fatti e ai numeri per quello che sono. 

Inoltre, considerando il notevole impatto di fattori psicologici e mentali sula salute e il benessere, è importante sostenere chi sta vivendo l'isolamento dovuto al Covid-19, affinchè siano chiari gli strumenti che ognuno di noi può avere a disposizione, sia per curarsi, sia per non impazzire. Cosa cerchiamo? - continuano le fondatrici del gruppo Facebook - esperienze di persone che hanno contratto il Covid-19, che rientrino nella categoria degli asintomatici, o di coloro che hanno sintomi lievi. Non vogliamo assolutamente negare l'esistenza di situazioni gravi, o i tanti decessi causati dal Covid-19, ma vorremmo raccontare anche la realtà di chi ne è uscito senza riportare danni alla salute fisica, evidenziando però le ripercussioni psicologiche ed emotive. Chi ha voglia di raccontarsi - concludono Valeria e Valeria - può farlo anche in forma anonima.

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