Novembre 2020

SALUTE

COSTINI A FORMAT "NOI MEDICI DI BASE ANCORA SENZA UN PROTOCOLLO PER CURARE I PAZIENTI"

salute, sanità

Con gli scenari previsti da nuovo DPCM, con questa Italia a colori che potrebbe cambiare assetto ogni 15 giorni, le domande sono ancora molte. L’economia e la sanità possono viaggiare di pari passo in questo determinato momento, quando ormai ciò che andava previsto è stato ritardato, quando questa seconda ondata arriva e ci ritrova nuovamente impreparati? Lo chiediamo a Chicco Costini nel suo duplice ruolo di politico e medico di base.

“E’ vero che oggi è impossibile rimediare, ma da una classe dirigente mi aspettavo di avere delle indicazioni indispensabili per non arrivare a questo punto. Ora la situazione è drammatica e la cosa migliore da fare è appunto cercare di restare a casa, per abbassare la pressione sugli ospedali: è brutto dirlo ma sarebbe meglio del chiudere i locali alle sei che è palesemente una presa in giro per chi lavora. Se ci troviamo nella  stessa situazione di marzo non è per la malattia. Nell’emergenza poteva essere inevitabile non sapere come gestire il tutto, fare i conti con una  situazione di appesantimento negli ospedali, con la saturazione delle sale di rianimazione: oggi no. Noi, medici di base, non reggiamo: non possiamo essere i controllori del territorio senza avere le armi per poterlo fare e dovendo continuare a combattere con una burocrazia che è folle. Si dice: ‘curate i pazienti a casa’ ma come? Ancora oggi non esiste un protocollo inviato ufficialmente dalla Asl che ci dica come farlo. I protocolli che stiamo applicando sono quelli che ci passiamo tra colleghi, del tipo ‘mi ha funzionato questo farmaco’, non può essere così: la scienza non funziona così.” Il discorso vaccini crea soprattutto nelle grandi città momenti di forte tensione negli studi medici perché arrivano pian piano, come è la situazione da noi? “Hanno fatto partire una campagna di vaccinazione senza averne ancora la piena disponibilità, ora ci dicono che a Rieti non ci sono perché mancano i frigoriferi: in sei mesi in cui si era consapevoli di dover vaccinare, possibile non si sia pensato di acquistare 10 frigoriferi? Quanto sarebbero costati? 50mila euro? Potevamo spenderli, no? Senza arrivare a parlare con gli ospedali, è sufficiente parlare con noi medici di base per sentirsi raccontare la quotidiana disperazione nell’essere in condizione di non poter gestire il paziente, di non poterlo curare, a cui poi si assomma il problema di non poter curare neanche le altre patologie. Quando la Asl annuncia la chiusura delle visite programmate, significa che noi stiamo evitando il controllo dei nostri pazienti seguiti da un punto di vista cardiologico, oncologico: sei mesi, ripeto, che cosa si è fatto? Possibile che da marzo a ottobre avendo avuto sei mesi di ‘luna di miele’, di tranquillità come si dice nel diabete, non si è riusciti ad immaginare uno schema organizzativo che pemettesse di evitare di arrivare a questo punto? Pensavamo veramente che il virus fosse scomparso?” Che i positivi sarebbero cresciuti era negli scenari previsti, perché di pari passo non si è creata una task force per i tracciamenti?
“I colleghi al SISPE  rischiano da un momento all’altro l’esaurimento nervoso, il numero di persone presenti non sono sufficienti per tutta la provincia. E mentre procurarsi un’anestesista o un infermiere in rianimazione è abbastanza complicato, per avere un medico che rispondesse al telefono si poteva attingere ai neolaureati. Qui abbiamo gente in sorveglianza domiciliare che non è mai stata chiamata. Situazione drammatica: non stiamo tracciando i pazienti positivi e Rieti che era un’isola felice, oggi non lo è più, sfiorando quota mille. In un provincia di 100mila abitanti la percentuale è già  notevole e attenzione non si tratta ancora del dato definitivo dei contagi presenti.” Stanno accusando medici ed infermieri in quiescenza di non rispondere alla chiamata “Io debbo rischiare a 65 anni di morire? Perché? L’emergenza è tale solo quando affronti qualcosa che non conosci, ora è mancata organizzazione. Ora però andiamo avanti, stringiamo i denti e scendiamo in trincea: c’è da combattere, ascoltiamo le raccomandazioni: fermiamoci altrimenti non gestiamo più la situazione”.

 

05_11_20

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