Ottobre 2019

CIMITERO REATINO, LE TAPPE DELLA TRADIZIONE

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Chi è nato a Rieti e torna al cimitero per una visita, in questi giorni, non può non percorrere un tragitto tramandato nei decenni… quello che porta all’affascinante e misteriosa tomba Poggi. Scultura d’incredibile bellezza dove persino le pieghe della lunga sottana o la trama del pizzo che copre il capo della donna sembrano riuscire a plasmare docilmente il marmo con cui vennero realizzate.  Ogni nonna al passaggio dinanzi a quella tomba monumentale ha inventato una propria storia. La più accreditata e ben rappresentata sarebbe stata quella in cui la signora Maria Picchioni Poggi, al rientro a casa dopo aver assistito alla Santa Messa, dall’uscio scopre la morte del marito e cade a terra perdendo lei stessa la vita dal grande dolore. E’ la certosina opera di Ajmone Filiberto Milli in uno dei suoi libri più riusciti – “Perdonami se torno alla tua morte” – a rimettere in ordine cronologico gli avvenimenti, forse un po’ meno romanticamente di come  il racconto popolare li rappresentasse. “Il sepolcro a Carlo Poggi – scrive – è forse il complesso tombale che più che qualsiasi altro riesce ad intrigare la fantasia inchiodando l’attenzione del visitatore. Carlo Poggi ‘negoziante sagace e nettissimo’ morì nel 1871: aveva un avviatissimo negozio in Via Pescheria. La moglie Maria Picchioni ‘madre impareggiabile solerte affettuosa del marito amantissima’  la quale sopravvivrà al marito 16 anni, è sepolta nella  tomba ch ‘Ella stessa volle per onorare la memoria del marito’. L’effigie in bassorilievo del marito, al didentro di una nicchia, è dolentemente guardata dalla vedova la quale siede su dei gradini: tornata in casa dalla Messa domenicale trovò lo sposo morto: nella mano destra Essa stringe un libro devozionale con su incise le proprie iniziali. La statua è scultoreamente bella ed evocativa. Lo scultore è il bolognese Carlo Munari, morto nel 1918, autore di alcuni monumenti funebri soprattutto nel Cimitero di Bologna. (…) Ciò che in questa statua muliebre maggiormente colpisce è il soffice verismo con cui è ritratta la figura…”   Approfittatene per scoprirla e consegnarla ai ricordi anche di una nuova generazione, magari accompagnati proprio da quella meravigliosa  ‘Spoon River’ reatina che Milli ha saputo scrivere con dovizia di particolari facendo riferimento ai Morti come autori e protagonisti della Storia, personaggi  meritevoli in egual misura di considerazione a prescindere dal ruolo ricoperto o dal ceto di appartenenza.

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