Agosto 2020

PERSONE & PERSONAGGI

CIAO DON LORENZO

storie

(di Francesco Saverio Pasquetti) Erano gli anni di piombo, quelli. Poco più di un anno prima l’apoteosi delirante delle Brigate Rosse aveva portato al rapimento ed all’omicidio di Aldo Moro. Era l’epoca delle stragi, dei movimenti giovanili, delle contrapposizioni violente fra opposte fazioni,  al tempo estremamente ideologizzate. Esattamente il contrario di oggi. Noi dell’allora sezione B del Marco Terenzio Varrone, nemmeno quattordicenni (quando quell’età significava ancora aver un piede nell’infanzia) ci affacciavamo alla vita timorosi ed indifesi. Tra gli straordinari insegnanti ad accoglierci c’era lui, però: e già dalla prima lezione ci rendemmo conto che era qualcosa di “altro”, di “diverso”. Di “più”. Si presentava con i suoi caratteristici, ispidi capelli a spazzola – allora, a 44 anni (era il 1979) ancora neri – nel suo abito da prete e dava inizio alle sue lezioni: quell’ora di “religione”, come la si chiamava allora, volava via in un attimo. Ognuna si trasformava in un viaggio unico ed irripetibile dentro una cultura già all’epoca smisurata – quella di Don Lorenzo – ma sciorinata con un’umiltà ed una dolcezza tali da farcela assaporare nel profondo, senza complessi di inferiorità, senza preoccupazioni legate inevitabilmente all’età, al “sapere di non sapere” che accompagna un giovanissimo liceale alla sua prima esperienza di “cultura alta”. Ti sentivi, stranamente, suo pari pur non essendolo, nonostante a volte si ritrovasse lì, alla lavagna, a scrivere in tutte le lingue antiche possibili, persino l’aramaico. Ed ogni volta, pur mantenendo intatta la doverosa laicità delle sue lezioni – lui pur ministro di Santa Romana Chiesa – inevitabilmente le sue lezioni si permeavano della dolcezza di Cristo, che a larghe mani l’aveva profusa sul suo capo. Traduceva così, senza vocabolario, dal greco e dal latino, don Lorenzo, quando ci trovavamo – nei due anni del ginnasio – a volte in difficoltà con le versioni ed a lui chiedevamo aiuto, sapendo di trovare accoglienza e disponibilità. Sempre. Ma era il tempo degli anni di piombo e quell’atmosfera di tensione, di scontro acceso, di contrapposizione esasperata – non solo verbale – si respirava forte nelle aule di palazzo degli studi, soprattutto durante le assemblee di classe. In quel lungo corridoio – all’epoca strapieno di alunni – il clima si infiammava di colpo e lo scontro fra contrapposte ideologie si faceva via via più acceso. E quando oramai si raggiungeva il livello di guardia solo in due erano capaci di sedare la “rissa” dall’alto della loro cultura e sensibilità. Sulla sponda laica era la voce arrochita dai troppi sigari del prof. Gisberto Fioravanti, straordinario docente di storia e filosofia; su quella cattolico – religiosa (seppur con definizione riduttiva) l’intervento di don Lorenzo. Sapevamo che avrebbe spiccato il volo, don Lorenzo. E così, purtroppo per noi, avvenne. Fu nominato vescovo e così lasciò l’insegnamento e la sua cattedra del liceo. Ma quei due anni con  lui sono rimasti, indelebili, impressi nelle nostre anime. Si fece dare il mio numero, lo scorso anno quando mori mio padre, per darmi le sue personali condoglianze. No, non era cambiato affatto. Ti sia lieve la terra, vescovo Lorenzo.

05_08_20

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