a cura di Massimo PALOZZI

Dicembre 2017

POLVERI SOTTILI

A CHE SERVE LA SCUOLA?

rieti

Secondo uno studio del World Economic Forum, il 65 per cento dei bambini che frequentano la scuola elementare da grande farà un lavoro che oggi non esiste nemmeno. Non è certamente una novità. Chi ha iniziato gli studi negli anni Sessanta o Settanta e ora è programmatore di computer o vende telefonini, non avrebbe mai potuto nemmeno immaginare quale sarebbe stato il suo sbocco professionale. E anche chi si dedica ad occupazioni più tradizionali deve continuamente confrontarsi con l’evolversi dei tempi. L’unica differenza con il passato è che magari in quest’epoca di vorticose innovazioni tecnologiche la nascita di nuovi mestieri (e la scomparsa dei vecchi) segue un ritmo assai più serrato di una volta. La ricerca ha comunque fornito ulteriore alimento all’inesauribile dibattito sul ruolo della scuola, se cioè essa debba semplicemente trasmettere nozioni teoriche oppure trasferire ai ragazzi competenze concrete da investire nel loro futuro lavorativo.
Ovviamente certe capacità sono basilari, ma l’essenziale missione pedagogica della scuola non è dotare gli studenti di immediate abilità tecniche (a parte forse gli istituti professionali), quanto degli strumenti logici per gestire situazioni complesse, anche nuove e mai sperimentate prima. Per imparare a ragionare, insomma, persino materie apparentemente “inutili” come il latino, la filosofia e la matematica possono servire.Tutto questo viene ancor più alla luce nel momento in cui della scuola ci si occupa per questioni di contorno come la sicurezza degli edifici, la possibilità di portarsi il pasto da casa o l’uso dei cellulari in classe. Non fraintendiamo: la sicurezza, soprattutto in un territorio come il nostro piagato dai recenti terremoti, è una priorità assoluta, ma la sensazione è che rimanga un po’ troppo marginale a livello di sensibilità sociale il fondamentale tema della formazione dei cittadini di domani.

 

Me ne frego!

Ha suscitato polemiche e curiosità giornalistiche la decisione del sindaco di Legnano di chiudere il centro storico alle biciclette durante le festività natalizie, perché considerate pericolose per i pedoni intenti a fare shopping. La proibizione è estesa a pattini, skateboard e gioco del pallone.
A Rieti un provvedimento simile c’è da anni, sebbene totalmente ignorato, e riguarda le contigue piazza Oberdan e piazza Mazzini. Le quali, nonostante siano il salotto buono della città, vengono utilizzate come pista da gruppi di giovani che, infischiandosene di divieti e minacce di sanzioni, le percorrono in lungo e in largo sui loro skateboard, esibendosi in evoluzioni più o meno spericolate che oltretutto danneggiano la pavimentazione rifatta non molto tempo fa.
E’ un’abitudine nota a tutti che la dice lunga sulla purtroppo diffusa mancanza di senso civico (che fa il paio con i ripetuti atti vandalici compiuti contro proprietà pubbliche e private) e, in ultima analisi, sul valore gravemente diseducativo delle norme che non vengono applicate. Se si tollerano comportamenti sulla carta non consentiti, tanto vale abolire i divieti, almeno così è più serio.

 

Tiri mancini

Santa Barbara amara quella di quest’anno, visto che ha portato in dono il parcheggio a pagamento all’ospedale. Si tratta dell’epilogo di una vicenda cominciata addirittura otto anni fa e che ha dunque attraversato gestioni politiche a livello locale e regionale di ogni colore ma accomunate da un silenzio (assenso) assordante. E solo ora che tra la gente è esplosa la protesta, è partito lo scaricabarile con tutti a dire che l’unica responsabilità è del Consorzio del Nucleo industriale, proprietario dell’area data in gestione per 25 anni ad un privato che, in cambio dell’opera, incasserà direttamente dagli utenti. Solo che non si tratta di utenti “normali”. Perché chi va al “de Lellis” per un’analisi o per trovare un parente ricoverato non può essere pure assoggettato alla gabella del parcheggio. E’ vero, in tanti altri ospedali funziona così da tempo, ma non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo copiare sempre e solo gli esempi peggiori.

Per tacere del Consorzio che, nel deserto industriale che si è creato a Rieti e provincia, forse dovrebbe preoccuparsi più di sviluppare l’imprenditoria territoriale che dedicarsi a simili affari.

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