Marzo 2019

CASO JOHN SILVER, RIFLESSIONI APERTE SUL FUTURO DELLA CITTÀ

rieti

Siamo diventati incolpevolmente coscienti sulle norme che regolano la disciplina in materia di disturbo alla quiete pubblica e parametri di misura sui bacini fluviali, tutto ciò per le vicende legate al John Silver, storico pub cittadino.
La mobilitazione è avvenuta in maniera così popolare da non leggere le linee di confine tra amministrazione, esercenti e cittadini.
Tutti hanno dimostrato solidarietà nei confronti della causa, svelando quanto il pub sia lo specchio dei fantasmi con i quali Rieti fa i conti. La paura della chiusura, della perdita di una città che arranca e sbanda alla ricerca di una ripresa che accadimenti come quello nell’occhio del ciclone suonano come vessativi.
Se una decisione è poi presa a distanza di 100 chilometri nel quartier generale della cerchiocentrica capitale, l’idea è che al di fuori del palazzo, Rieti faccia solo da fossato. E’ stata questa, riprova e dimostrazione di come si abbia paura della paralisi economica. Il John Silver ha una capienza invernale che Francesco Cimmino, socio dell’attività, attesta attorno alla trentina di persone, quello che fa la differenza per l’indotto commerciale del posto è la capienza estiva che si può raggiungere solo quando la temperatura della città sia alta sulla colonnina di mercurio. Costringe a riflettere, la questione. E se fosse una città che per metà lotta contro lo spopolamento e all’altra mezza sia affidato il ruolo di ‘lenzuolaro’? Era quindi il caso di mediare prima che la situazione fosse, ormai, arrivata a quello che sembra essere uno stallo senza via d’uscita? Il lavoro per far in modo che il pub riprenda le funzioni estive coinvolge giurisprudenza, istituzioni lontane dalle mura e revisioni dei parametri. Nella misura in cui nel lessico cittadino si è imposta con forza la parola ‘depotenziamento’ e dove si discute ancora di migliorare una via risalente all’epoca romana, il John Silver diviene senza timore di smentita, il pretesto affinché si apra un dibattito più ampio e una doverosa riflessione sul futuro della città come sottolineato da Nome - Officina Politica.

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