a cura di Francesco Pasquetti

Dicembre 2019

L'AVVOCATO DEL DIAVOLO

CARO BABBO NATALE…

città

(di Francesco Saverio Pasquetti) “Caro Babbo Natale, lo so, quest'anno sono stato un po' cattivello... ma cosa vuoi, “chi va con lo zoppo impara a zoppicare!”. Vorrei vedere te, ad essere l'avvocato del diavolo! Il mio cliente è così diabolico e malfidato che, a forza di assisterlo, ha influenzato pure me. Quale miglior momento, caro Babbo, per far mea culpa se non il Natale? La nascita del Bambino Gesù impone a tutti noi di esser più buoni ed io, pur nel mio ingrato compito, non faccio eccezioni. Finalmente consapevole dei miei errori ho “saltato un turno” - come accade nel “Monopoli” - ed oggi, dopo un mesto esame di coscienza, sono qui a scriverti confidandoti le mie marachelle, come fanno tutti i bimbi del mondo (un bimbo un po’ cresciuto, lo so…). Lo confesso: sono stato troppo duro con il nostro sindaco. Spesso gli ho dedicato le mie “arringhe accusatorie”, manco fosse lui l'unico responsabile dello sfacelo reatino. So che è innamorato profondamente della nostra città e che solo per spirito di servizio ha deciso di mettersi nuovamente in gioco, vincendo miracolosamente la sfida. Approdato a palazzo di città, ha trovato una realtà ben diversa da quella lasciata 15 anni prima: soldi da investire, poco o nulla. Quadro politico: instabile tendente al tumultuoso. Amministratori: approssimati e inesperti. A volte mi chiedo, egr. sig. sindaco: ma chi te l'ha fatto fare? Caro Babbo Natale, ce l'ho avuta spesso con la Destra reatina, lo so. In particolare con quell'associazione che ha sede in via Garibaldi e con il suo mèntore, uno stimato medico cittadino. Nulla di personale, lo sai! Lo conosco dai tempi del liceo e non gli voglio alcun male ma... che devo fare? A volte me le tira! E' più forte di me, non resisto... la retorica, quell'ossessione per gli immigrati, la voglia di tornare visibile. Tutta colpa della mia professione, caro babbo. Sono abituato a sezionare i testi, a soppesarli parola per parola, a scarnificarli fino all'osso. Eppoi, putroppo, ho una buona memoria. Ero giovincello quando cominciai a scrivere su “Il Tempo”. Poi dieci anni di radiogiornale quotidiano. Quindi, altri dodici di tg. Come non ricordare i tanti fatti di questa città? Le promesse? Le giravolte? Mettere insieme il presente ed il passato è un gioco. Il risultato, spesso, esplosivo. Un paio di volte, lo riconosco, me la sono presa con l’assessore alla tecnologia e pari opportunità. Mi son lasciato prendere la mano, caro babbo, lo so e me ne pento. Collega e moglie di collega, opera con passione ed impegno. Certo, alcuni suoi comunicati, a volte, non sono poi così “appropriati”, ma mi riprometto, caro Babbo, di non soffermarmi più solo sul significato delle singole parole, ma di avere una visione più ampia e, magari, di sentirla, prima di scrivere, per conoscere le sue intenzioni. Ho maltrattato senza motivo il tenore che ha cantato durante la processione: vero! Ma sono figlio di un “sanfrancescano doc”, caro Babbo, e per me la processione è sacra: il mio era solo un intervento “a difesa” e non una critica al pregevole esecutore dell’Ave Maria di Gounod. Infine, caro Babbo, so di non esser stato un buon ospite per coloro che tirano la carretta, in questa testata. Ti prometto che terrò in maggior conto le sorti di questa loro pregevole “creatura”. Di essere propositivo, non solo distruttivo. Perché caro babbo, lo sai bene, io amo questa città ed è solo per questo amore che scrivo i miei articoli. Diavolo permettendo!”

 

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