a cura di Massimo Palozzi

Marzo 2020

IL DOMENICALE

BOLLETTE DELL’ACQUA, UNA STANGATA CHE VIENE DA LONTANO

(Di Massimo Palozzi) Nel pieno dell’emergenza Covid-19, il rischio di buttarla in caciara è altissimo. Vale per qualsiasi argomento e vale quindi per le bollette dell’acqua recapitate in questi giorni ai reatini. Con le cautele del caso, vediamo allora di ripercorrere l’iter che ha condotto alla loro emissione e alle polemiche delle ultime ore.
Quelle che gli utenti stanno ricevendo sono le bollette con il conteggio dei consumi, sommati alla prima rata dei conguagli calcolati sugli aumenti per il biennio 2018 (+ 15%) e 2019 (+ 25%) in conseguenza del nuovo piano tariffario adottato un anno e mezzo fa. Per la precisione, i rincari di oggi sono relativi al secondo semestre del 2019. Prossimamente arriveranno i saldi del primo e dell’intero 2018.
Il consigliere ex Lega Andrea Sebastiani e la Cisal hanno proposto in settimana una moratoria sui pagamenti, alla quale si sono uniti il Partito democratico e i gruppi consiliari di Rieti città futura e Psi. Con l’aria che tira è un’idea condivisibile e praticabile nell’immediato, sulla scorta di esempi analoghi che si stanno moltiplicando, dalla sospensione dei mutui al congelamento delle restituzioni di finanziamenti pubblici. Tuttavia, non risolve il problema. La storia nasce da una Decisione presa il 23 ottobre 2018 dalla Conferenza dei sindaci di Ato 3, presieduta dall’allora presidente della Provincia Giuseppe Rinaldi (Ato 3 è l’Ambito territoriale ottimale cui è affidata la gestione dell’acqua. Ricomprende i Comuni del Reatino, oltre ad otto della Sabina romana).La fatturazione è infatti concretamente operata da Acqua Pubblica Sabina, il soggetto che, subentrando a Sogea, da due anni è il nuovo e unico gestore del servizio idrico, ma in esecuzione di quanto deliberato dall’assemblea dei sindaci e seguendo la disciplina stabilita sulla base di norme nazionali da Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambienti.
Il Comune di Rieti è entrato in Aps il 16 aprile 2018, dopo aver a lungo tergiversato. In un’intervista a Format del gennaio di quell’anno, il sindaco Antonio Cicchetti manifestava le sue perplessità in ordine a un assetto organizzativo potenzialmente in grado di causare forti squilibri finanziari agli enti partner, molti dei quali con i conti in pessimo stato o addirittura in pre-dissesto, come appunto quello da lui guidato. Alla fine il Rubicone è stato varcato pure dal capoluogo, che detiene il 22,8% del capitale sociale (al pari della Provincia) e ingloba una parte piuttosto consistente della popolazione dell’intero Ato 3. Non a caso, il Piano d’ambito redatto in ossequio alla legge sui bacini idrici individua due macroaree operative, facenti capo una proprio a Rieti e l’altra a Palombara. Il Piano d’ambito è l’insieme delle attività demandate agli enti locali per la ricognizione delle opere di adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione. Ad esse è affiancata la programmazione degli interventi, a sua volta accompagnata da un piano finanziario e dal connesso modello gestionale  organizzativo. Dunque, al momento dell’adozione della fatidica Decisione n. 25 del 23 ottobre 2018, il Comune di Rieti era tanto componente di diritto della Conferenza dei sindaci, quanto membro della società di gestione. Ma a quella fondamentale riunione non partecipò alcun suo rappresentante. La circostanza è evidenziata da quanti stanno sollevando adesso il problema della sospensione dei pagamenti. Considerata la centralità del capoluogo, viene da interrogarsi sulle ragioni di quell’assenza. Di aumenti spropositati si parla da mesi. A novembre il presidente di Aps, Maurizio Turina, aveva perfino licenziato un comunicato per precisare come l’allarme fosse infondato, anche comparando le tariffe applicate a Rieti con quelle di altri gestori regionali. Tra il 2012 e il 2018 a livello nazionale le bollette sono cresciute mediamente del 52,5%. Nel centro Italia l’incremento è stato del 52% e nel Lazio del 53, con Rieti che però risultava nella regione la provincia con l’acqua meno cara, almeno fino a quest’ultimo rialzo. Sta di fatto che le tariffe sono ormai stabilite e oggi si arriva al redde rationem dell’incasso ad esse collegato. Se mai esiste un momento in cui fa piacere pagare, questo è di sicuro il meno adatto.La moratoria potrebbe allora servire, ma occorre essere consapevoli che si tratta di un mero rinvio. Prima o poi l’eventuale differimento arriverà a scadenza e l’auspicio è che per allora lo tsunami coronavirus sia passato e ci si stia avviando verso la ripresa.
Ieri il presidente di Aps Turina ha scritto a quello della Provincia, Mariano Calisse, nella sua veste di presidente di Ato 3, per informarlo di aver sospeso sia il recupero delle morosità attraverso la riduzione o sospensione delle forniture, sia il calcolo dei conguagli relativi ai periodi precedenti al primo marzo. Oltre l’usuale rateizzazione delle bollette superiori a 100 euro, sono stati poi prorogati di trenta giorni i termini per il pagamento di quelle scadute alla stessa data. Nella lettera Turina sottolinea però comele aziende del servizio idrico integrato possano contare su un’autonomia finanziaria basata esclusivamente sulla riscossione dei corrispettivi per i consumi, che dunque costituiscono l’unica fonte per garantire la continuità del servizio di erogazione dell’acqua. Una revisione al ribasso delle aliquote è insomma ragionevolmente al di fuori del novero delle possibilità concrete, mentre non si è ancora conclusa la partita dei ristori. Otto mesi prima della revisione tariffaria, Ato 2 e Ato 3 avevano approvato la Convenzione regionale sull’interferenza d’ambito, in virtù della quale sono stati riconosciuti al Reatino 224 milioni di euro spalmati in trent’anni, a fronte della pluridecennale fornitura d’acqua a Roma e provincia (Ato 2 riunisce proprio i Comuni dell’area romana, capitale compresa). Fu un’approvazione sofferta, arrivata senza il voto di Rieti (il sindaco Cicchetti abbandonò l’assemblea al momento della votazione) e con quello contrario di sei amministrazioni, comprese Castel Sant’Angelo e Casaprota, sul cui territorio si trovano le sorgenti del Peschiera e delle Capore.
L’accordo prevede una compensazione di 7 milioni di euro l’anno per i primi due (2018 e 2019) e 7,5 per ognuno dei successivi 28 di durata della Convenzione, che scadrà il 31 dicembre 2047. Cosa di non poco conto, gli importi sono stati vincolati ad investimenti per opere e lavori, anche di manutenzione straordinaria, su impianti di depurazione, fognatura e collettamento. E sono oltretutto da realizzare unicamente nei 32 comuni individuati come aree di salvaguardia del sistema acquedottistico Peschiera- Le Capore, tagliando fuori gli altri 13 direttamente interessati. A giugno, infine, la Regione Lazio ha rilasciato al Campidoglio la concessione allo sfruttamento delle sorgenti nostrane per l’approvvigionamento idrico di Roma.
La determina ha prorogato una convenzione scaduta nel 1996, sanando in maniera piuttosto rocambolesca un buco di ben 23 anni, durante i quali è stato consentito ad Acea di prelevare e rivendere l’acqua in un quadro normativo sostanzialmente deregolamentato. Peraltro, la sanatoria non è nemmeno completa, visto che il rinnovo decorre solo dal 2001 per quanto riguarda il Peschiera, e si estende a Le Capore, benché per questa sorgente non ne sia mai stata stipulata una in precedenza. Per tali motivi, ma pure a causa di ulteriori profili come l’eventualità di affidare alla stessa Acea il raddoppio dell’Acquedotto Peschiera, contro la delibera regionale sono partiti i primi ricorsi al Tribunale superiore delle acque pubbliche. Resta invece aperto il fronte dell’estensione dell’utilizzo dei fondi del ristoro a tipologie di intervento per la realizzazione e manutenzione di condotte idriche, senza limitarsi alle opere di tutela (in pratica la semplice depurazione). Sul punto anche la Provincia/Ato3 è pronta ad adire le vie legali.
Domenica scorsa è stata la Giornata mondiale dell’Acqua. Secondo i dati dell’ultimo dossier Ecosistema urbano di Legambiente, la dispersione nella rete idrica tocca a Rieti il 60%. Dal recupero di questo spreco, tanto più intollerabile quanto più si pensi che l’acqua è una risorsa non illimitata, potrà forse derivare la leva per calmierare i costi delle bollette. A cui potrà dare un contributo ugualmente decisivo l’osservanza di pratiche virtuose da parte di noi consumatori.

29_03_20

condividi su: