Giugno 2018

PERSONE & PERSONAGGI

BERNARDINO MORSANI

E le sue opere in cerca di futuro

storie

Metti un pomeriggio in un palazzo nobiliare, il castello dei Duchi Varano, e metti un pomeriggio con un personaggio del calibro del prof. Dino Morsani: tre ore di parole, sensazioni, volti e storie, mostre, città, stati esteri, onorificenze, pagine di giornali, di libri, manifesti e schizzi. Bottino invidiabile per chiunque se non fosse per un particolare: l’assoluta mancanza di cronologia e l’ordine sparso del racconto.
Riflettendoci: perché un’artista dovrebbe essere ingabbiato in un concetto, il Tempo, che da sempre ha attraversato superato e vinto attraverso le sue opere?
Il Maestro è così. E’ in quello studio in cui si respira polvere di gesso e in cui è stratificata la sua produzione, è in quel disordine da cui fare apparire magicamente ciò che cerca, così come le sue mani riescono a far emergere da un tratto di matita, un abbozzo, un impasto, una colata: l’armonia, l’eleganza, la plasticità “La classicità del periodo severo” chiosa Morsani. Cos’è se non ostinazione il continuo ripetersi di un soggetto in tutte le possibili grandezze per sperare di poter giungere all’Opera Finale, alla Perfezione? Cos’è quell’attenzione con cui si ferma ad ammirare da vicino una rosa del giardino a mostrare con orgoglio le due sequoie se non uno sconfinato amore per la Natura e l’Uomo, lo stesso da cui nasce l’esigenza di studiarne i particolari tentando di dare un’anima alla materia?
E’ proprio vero che questa terra non onora i propri figli e lascia ad altri il privilegio di tesserne le lodi! Siamo mai stati perfettamente consapevoli che nel 2003 uno scultore di Rieti, Dino Morsani, replica i famosi Bronzi di Riace affinché vengano esposti alle Olimpiadi della stessa Grecia? I Guerrieri copiati, praticamente conformi agli originali, si trovano adesso in bella mostra nel Salone dei Congressi di Tebe, con lo sfondo di Micene! E cosa diceva all’epoca all’Ambasciatore greco una esaltante missiva del prof. Paolo Moreno, considerato il massimo esperto mondiale di bronzistica dalla fama planetaria? “Dino Morsani ha arricchito le piazze di Rieti con significati bronzi tra i quali ho direttamente apprezzato nella loro varietà di registro il Marco Terenzio Varrone seduto in serena contemplazione e il drammatico gruppo per le vittime del bombardamento. Nell’atelier si trova la figura in plastilina dell’Anfiarao, mentre il gesso del Tideo sta a disposizione presso il foyer del teatro cittadino. A percorrere il modellato non c’è caduta di stile, non un dettaglio incompreso, un passaggio banalizzato.(...) Al di là delle doti coltivate nella pratica plastica incisoria, tale capacità di fare l’antico viene infatti a Morsani dalla lunga esperienza di atleta e allenatore a livello nazionale, animata da un’ininterrotta ricerca sulla fisiologia dello sforzo e del movimento finalizzati al risultato dell’azione (…) La conoscenza analitica porta l’artefice a ripercorrere la struttura del corpo umano dallo scheletro, alla muscolatura all’epidermide con la sapienza dei bronzisti antichi (…) La solitaria sfida ai due massimi esponenti della arte ellenica, custoditi in Italia, è stata affrontata e vinta con un’audacia ed uno spirito di sacrificio che sembrano incredibili in questa stagione di facili effetti. Le creature di Morsani non sono copie meccanicamente eseguite dei prototipi, bensì sofferte interpretazioni nate da un irripetibile processo di immedesimazione che rinnova il travaglio degli antichi, autentica manifestazione di tecnologia sperimentale intesa alla rinascita della Bellezza Classica.”
Mentre leggiamo la lettera Dino si commuove e accarezza Tideo tornato dallo scontro con la nuova (in)civiltà: è stato danneggiato seriamente durante i lavori di restauro del Teatro. Ovviamente si tratta di un calco in gesso, come tante altre copie presenti in questa stanza i cui originali sono esposti in Italia e in Europa. Famosi i suoi ritratti di Giulio Onesti ex presidente del Coni per il Cio a Losanna e per lo stesso Coni al foro italico, a Roma il Monumento al Totocalcio.
“La vittoria è di Dorando” è la scultura che ha vinto il concorso per la realizzazione del monumento in memoria dei 100 anni dalla vittoria nella maratona olimpica di Londra del 1908 da parte di Dorando Pietri, e poi, la realizzazione di medaglie e premi per le personalità, in vari campi.
Questa di Tideo però è un’opera ritenuta estremamente importante; occorrerà sistemarla, imbracandola, tirandola su con l’argano e riparare le ferite con operazioni chirurgiche non facili “Soprattutto a questa età” – sottolinea lo scultore seriamente preoccupato.
Il duca Piergentile da Varano, signore di Terria, proprietario del castello in cui si trova lo studio/laboratorio di Morsani è scomparso da qualche mese: quali saranno le decisioni degli eredi a proposito di questa presenza? Da trent’anni passando davanti a quel vecchio portone intuiamo il lavoro dell’artista di giorno e qualche volta anche la notte. A guardarlo da vicino questo spazio occupato da una dimora nobile e dal grande parco sollecita visioni di respiro internazionale, come fosse naturalmente incline ad accogliere l’arte in tutte le sue sfumature. Lo immaginiamo luogo di ritrovo e scambio per artisti viaggiatori ed espositori, altrove forse sarebbe accaduto da tempo! Ed invece ora abbiamo un’urgenza, affrontata da anni e mai risolta: dove collocare le opere di questo abile figlio della nostra terra? Con il duca si pensò ad una Gipsoteca un percorso snodato tra l’atrio in cui alcune statue già si trovano per poi risalire ai piani superiori, ma non se ne fece nulla.  Si parlò di una fuga a Navelli, paese natio di Maria Pia, la moglie dell’artista, ma si rischiava non ci fossero persone sufficienti a custodire, nel meraviglioso castello restaurato, i calchi. Le richieste nel frattempo sono state rimpallate da un ufficio ad un altro, tra persone di più o meno buona volontà, per destinarle alle Carceri di Amatrice o al Museo di Leonessa o al Comune di Contigliano… A noi piacerebbe saperle in città. Siamo confortati da un sopralluogo fatto recentemente dalla consigliera professoressa Letizia Rosati la quale avrebbe ipotizzato una prima catalogazione delle opere, con l’archiviazione dei documenti e disegni, grazie alla possibile collaborazione degli studenti dell’Istituto d’Arte: lo troviamo un gesto significativo, un contribuire al non disperdersi di un lavoro svolto in maniera certosina.
I due Guerrieri, i cavalli, le teste, i monumenti… sembrano disciolti in microframmenti su scala, realizzati a volte in diversa materia, altre su linee di calcolo tracciate su grandi fogli o addirittura vergati sulle pareti della stanza. Il dispiacere è per quanto non è stato possibile trattenere, ovvero le grandi sculture “Manca il gesso di lavoro di Belmonte, dell’Abbazia di Farfa, il San Felice Cappuccino di circa 3 metri e mezzo posto a Cantalice, il San Francesco Benedicente a Poggio Bustone…”
E mentre ci parla l’Artista, la storia si intreccia con la vicenda umana: il Borgo, quartiere da sempre amato, quella creta affiorante dai pozzi, modellata dai bambini di allora svelando precocemente al mondo il dono assegnatogli… Roma e l’Isef, la scelta che lo porterà a studiare l’anatomia e il movimento rivelandosi bagaglio indispensabile per le sue opere… Le diverse proposte giunte a cui dire ‘no’ per non sentire il peso delle lacrime di una madre… L’amore per l’atletica praticata, insegnata e coltivata attraverso le giovani promesse che inserirà immediatamente nella nuova Società Atletica Rieti in cui avrà ruolo di rilievo … I suoi allievi di allora, Andrea Milardi, Roberto Bonomi, Sandro Giovannelli, Mavina Luna, diventati poi gli amici di sempre insieme a Renzo Franceschini, Gianni Cavoli, Inches e diversi altri citati in una girandola di aneddoti.
Lo dice tra i denti Dino ma il suo nome non compare mai nei libri che raccontano lo sport locale, sebbene lo stesso Andrea Milardi gli avesse dedicato una bella lettera aperta e la squadra di Calcio venisse promossa nell’anno in cui fu preparatore atletico. (La ‘Quercia al Merito atletico di primo ordine’, lo scorso anno, fu ad opera della Fidal nazionale).
Sempre allo sport pensò in quei pochi mesi d’assessorato, nel ’75, quando portò il proprio contributo aiutando a reperire le risorse per dotare la pista d’atletica del manto di gomma.
Fa male intuire il suo rammarico affiorare nella piega amara delle labbra, sebbene accompagnata da quella sorta di ribellione presente in sottofondo, in ogni suo atteggiamento. Tra tutti questi successi due soli encomi ufficiali locali: uno per bocca di Gianni Turina rappresentante comunale all’epoca dei Bronzi, l’altro ad opera del Rotary che volle premiarlo nel 2003 con il Sabino d’Oro, riconoscimento di cui va fiero.
Crediamo sia giunto il momento di investire ufficialmente il Maestro del nostro riconoscimento come Città, riteniamo meriti di più. Attendiamo, fiduciosi.

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