a cura di Massimo Palozzi

Novembre 2020

IL DOMENICALE

BENE L’AMBIENTE URBANO MA NON MANCANO LE OMBRE

acqua, ambiente, amministrazione, natura, terminillo, trasporti

(di Massimo Palozzi) Trentottesimo posto su 104 capoluoghi di provincia. L’edizione numero 27 del Rapporto “Ecosistema urbano 2020”, pubblicato lunedì dal Sole 24 Ore, tratteggia un quadro tutto sommato lusinghiero per Rieti, che in un anno scala ben 39 posizioni rispetto al 2019 nella classifica vinta da Trento e guidata come al solito dalle città del nord.

La prestazione spicca per l’ampio balzo in avanti: basta però per cantare vittoria? La risposta è per forza di cose articolata. Rieti si piazza in testa ai capoluoghi del Lazio (ma, per dire, dietro a Terni, 35esima) grazie anche a fattori che prescindono dalle politiche messe in campo negli ultimi dodici mesi. Lo studio di Legambiente, realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, prende infatti in esame 18 parametri, la cui sintesi dà un risultato finale che, sebbene positivo, non riesce a nascondere la natura degli elementi che lo compongono.

L’acqua è uno dei tanti. Il presidente di Aps, Maurizio Turina, ha annunciato martedì un possibile aumento delle tariffe a carico dei consumatori per sostenere lo sforzo di adeguamento della rete idrica provinciale a causa delle elevatissime perdite. Le cose vanno meglio nel capoluogo dove, ha spiegato Turina, nel tempo la manutenzione delle strutture ha permesso di contenere gli sprechi. Peccato che il dato non sia stato fornito ai rilevatori di Legambiente. Sarebbe stato interessante conoscerlo, tenendo presente che si ritiene fisiologica una dispersione fino al 10-15% dell’acqua immessa nelle condotte.

Anche sul fronte depurazione c’è ancora da lavorare. A Rieti l’84% della popolazione è servita dalla rete fognaria. All’apparenza un consuntivo notevole, se non fosse che sono ben 84 i capoluoghi italiani a spuntare valori superiori.

Accanto all’acqua ad uso umano, buone notizie arrivano da laghi e fiumi, che si attestano nella parte alta della graduatoria con indici piuttosto soddisfacenti del loro stato ecologico. Il dato testimonia un impatto moderato delle attività inquinanti (in primo luogo quelle produttive e questo non è un pregio in assoluto) ma non necessariamente una particolare consapevolezza delle buone pratiche per la sostenibilità ambientale tra la popolazione e gli amministratori. Lo dimostrano i risultati raggiunti da Rieti in settori dove l’incidenza di ciascuno è più direttamente misurabile: il consumo di suolo, la gestione dei rifiuti e la qualità dell’aria. Cominciamo da quest’ultimo punto, premettendo che l’aria di Rieti è giudicata “buona”, il grado appena inferiore all’“ottimo” in una scala di cinque livelli di valutazione.

Qui la media annuale di biossido di azoto è la più bassa su base regionale (meno della metà di Roma), migliore di Terni ma quasi il doppio dell’Aquila. Il biossido di azoto è un gas irritante che si forma in maniera massiva (ma non esclusiva) per combustione ed infatti impianti termici e traffico sono tra i principali responsabili.

Quanto alle polveri sottili (Pm10), stanno meglio solo otto capoluoghi, tra cui Viterbo. Si tratta di particolato di minuscole dimensioni finemente disperso in atmosfera soprattutto a causa dell’utilizzo di combustibili fossili per autotrazione, riscaldamento e processi industriali. Esiste pure in natura, come le alte concentrazioni registrate durante il lockdown di primavera hanno dimostrato. La correlazione con le attività umane è comunque provata e proprio in settimana la Corte di giustizia dell’Ue ha accolto il ricorso per inadempimento promosso dalla Commissione europea contro l’Italia per il superamento sistematico e continuativo dei valori massimi di particelle Pm10 in diverse aree del paese tra il 2008 e il 2017.

Il basso livello di biossido di azoto e di Pm10 verificato a Rieti costituisce una buona notizia in tema di contenimento degli agenti inquinanti, ma tradisce in parallelo lo scarso apporto delle attività produttive, vista l’elevata percentuale di veicoli in circolazione e considerato che i riscaldamenti vengono accesi in abbondanza.

Più intriganti e da approfondire sono invece le rilevazioni relative all’ozono. L’anno scorso Rieti ha oltrepassato i limiti per 16 giorni, contro i 12 di Roma, gli zero di Viterbo e l’uno di Latina. Solo Frosinone ha segnato una performance analoga con 15 giorni sopra media. Nelle vicinanze, l’Aquila ha contabilizzato poco più della metà (8,5), mentre Terni spicca con i suoi 28 sforamenti. L’ozono si crea quando i gas inquinanti emessi dalle automobili e dalle fabbriche reagiscono con la luce solare. Per questo le più alte concentrazioni si rilevano nei mesi caldi e nelle ore di massimo irraggiamento, in particolare nella aree più densamente abitate e con elevato insediamento di industrie (non a caso le misurazioni di Milano sono il triplo di quelle di Rieti).

A verde urbano siamo messi piuttosto bene. Insieme a Matera e Trento, Rieti vanta oltre 300 metri quadrati pro capite di giardini e parchi pubblici. Il dato non tiene però conto dello stato delle aree verdi, non proprio curate a dovere. Gli alberi ogni cento abitanti di proprietà pubblica sono 9, contro gli 11 di Roma e Frosinone, i 20 di Terni e i 22 dell’Aquila (sconosciuti quelli di Latina e Viterbo).

Le isole pedonali raggiungono appena gli 0,04 metri quadrati per residente, a riprova di una politica priva di un approccio proattivo nella cura del centro storico, che rimane aperto alle auto e sostanzialmente abbandonato a se stesso. Peggio di noi fanno solo Rovigo, Prato, Teramo, Reggio Calabria, Trapani e L’Aquila. Per quest’ultima va comunque considerata la specialissima condizione in cui l’ha ridotta il terremoto del 2009.

Decisamente migliore il dato relativo alle piste ciclabili. Con 57 chilometri di percorsi destinati a biciclette e podisti, i reatini possono disporre di un circuito urbano di tutto rispetto, benché non sempre la manutenzione risulti all’altezza.

A colpire è allora il tasso di motorizzazione. A Rieti circolano 73 autovetture ogni 100 abitanti, ma continua a non esserci ancora traccia del nuovo Piano del traffico, perso in chissà quale cassetto. Per avere un termine di paragone, a Roma ne girano 62, a Milano 49 e a Napoli 57. Se è vero che nel Lazio Frosinone e Viterbo toccano rispettivamente quota 78 e 75, il saldo diventa ancora più interessante paragonandolo al numero di viaggi per abitanti sul trasporto pubblico. Da noi ne sono stati conteggiati 45 in un anno, esattamente a metà tra Terni (38) e L’Aquila (52) e al secondo posto nella regione dietro solo all’inarrivabile Roma.

Le cifre manifestano dunque una forte propensione alla mobilità dei reatini, che in città si muovono (anche se non moltissimo) con gli autobus dell’Asm ma soprattutto ricorrono alla macchina, non solo e non tanto per spostarsi all’interno dei confini urbani, quanto per sopperire all’inadeguata disponibilità di mezzi pubblici di collegamento con le città vicine. La conclusione non è affermata nel Rapporto, ma la deduzione è logica osservando sia la realtà sia il coefficiente sulle immatricolazioni preso in considerazione da Legambiente.

Alla voce relativa al consumo di suolo Rieti registra un confortante 3 su un ventaglio di marcatori da 0 a 10 utilizzati per monitorare il grado di urbanizzazione e il trend nell’uso efficiente del suolo rispetto ai residenti. A livello regionale stiamo alla pari con Frosinone, peggio di Viterbo (2,40) ma meglio di Latina (7) e Roma (7,80). Ad influire sul risultato ha evidentemente concorso la sostanziale stasi dell’edilizia privata e il blocco delle infrastrutture pubbliche. La situazione economica impone la ripartenza di entrambi i comparti, per questo saranno necessarie iniziative altamente performanti tanto in termini produttivi che di tutela ambientale.

La qualità della vita è d’altronde un delicato mix tra progresso e consumo intelligente di risorse non disponibili all’infinito. L’adeguamento degli strumenti operativi richiama perciò la politica al suo primario compito di saggio ed equilibrato regolatore. Finora non è stato un esercizio troppo praticato. Le recenti schermaglie sulla lottizzazione delle Porrara, sullo sviluppo del Terminillo e sull’ormai necessario rifacimento del Piano regolatore sono sintomatiche di una sensibilità non ancora matura.

Concludiamo con i rifiuti, capitolo che evidenzia un quadro in chiaroscuro. Il giudizio sintetico del Rapporto sulla raccolta differenziata è piuttosto drastico: “insufficiente”, nonostante il 56,8% di scarti separati sul totale di quelli prodotti. Per la raccolta dell’umido Rieti si piazza nel gruppo di mezzo, con appena lo 0,1% di abitanti serviti dal cosiddetto porta a porta. A Frosinone sono il 100%, a Viterbo il 45,3, a Latina il 34,4, a Terni il 99,8, all’Aquila il 57,4. In Italia fanno peggio solo Massa e Savona a quota zero.

Questi i numeri. Il Rapporto sull’ecosistema urbano ci restituisce in definitiva un ritratto assai più confortante rispetto all’anno precedente, quando eravamo al 77esimo posto. L’analisi delle singole caselle rivela tuttavia ritardi e distrazioni da non sottovalutare, tanto più in un frangente storico reso drammatico dalla pandemia di Covid.

 

15-11-2020

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