a cura di Massimo PALOZZI

Agosto 2017

POLVERI SOTTILI

BENE 'COMUNE'

amministrazione

Sedimentati i cascami dell’ordalia del ballottaggio, è tempo di voltare pagina. La città si è espressa e, anche se in maniera estremamente frazionata, ha optato per Antonio Cicchetti nuovo sindaco.
Dopo una breve parentesi, Rieti torna dunque a destra. A nulla sono valse le rivendicazioni di buon governo fatte dall’amministrazione uscente, che non è evidentemente riuscita a convincere la maggioranza (relativa, molto relativa) dei Reatini che si sono recati alle urne nei due turni tra l’11 e il 25 giugno scorsi.
Tira però una brutta aria di revanscismo. La legittima soddisfazione per un risultato difficile e a suo modo storico (per la prima volta dall’introduzione dell’elezione diretta nel 1994, il sindaco in carica non è stato riconfermato) non può infatti debordare in un regolamento di conti tra fazioni perché ne andrebbe di mezzo il bene comune.
Quella di Cicchetti è stata senza dubbio una vittoria personale. La storia non si fa con i se, ma non è azzardato ipotizzare un risultato diverso qualora la coalizione di centrodestra avesse schierato un candidato meno carismatico. Qualità che certo non difetta al neosindaco e che ha addirittura rischiato di azzopparlo nel delicato passaggio del ballottaggio.
Al primo turno, il suo vantaggio su Simone Petrangeli era infatti di quasi 6 punti percentuali e oltre 1500 preferenze. Al ballottaggio quel tesoretto si è praticamente azzerato, fermandosi ad appena 99 voti di scarto. Nelle due settimane tra il primo e il secondo turno è quindi scattata una sorta di timore per una restaurazione incarnata da un candidato marcatamente di destra, come se l’elettorato reatino si fosse reso conto di aver ecceduto nell’abbandonare una proposta politica ritenuta per molti aspetti inadeguata, a favore tuttavia di un’alternativa altrettanto poco rassicurante.
Cicchetti ha comunque vinto ed è pienamente ligittimato a svolgere il suo terzo mandato da sindaco. Le scelte amministrative che da oggi in poi farà non potranno in ogni caso prescindere dal fatto che l’elettorato stavolta non gli ha riservato un trionfo e che in pratica solo un Reatino su tre lo ha votato.

Eterogenesi dei fini

A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso venne messo a punto uno strumento di analisi strategica tuttora molto utilizzato in ambito aziendale e conosciuto come SWOT, dalle iniziali delle parole inglesi Strenghts (punti di forza), Weaknesses (punti di debolezza), Opportunities (opportunità), Threats (minacce).

Saremmo molto curiosi di conoscere i dettagli dell’analisi SWOT (o di qualunque altra) fatta dal centrosinistra reatino in vista delle elezioni amministrative appena trascorse, alla luce dell’ostinazione con cui si è inteso concentrare il lavoro di un lustro in un unico punto, vale a dire il risanamento dal dissesto dei conti causato dalle precedenti giunte di centrodestra che avevano governato nei precedenti 18 anni.
Un merito reale, che si è dimostrato tuttavia fallace se non addirittura controproducente. La conseguenza (certamente non voluta) di tale intenzionale insistenza comunicativa è stata infatti la sconfitta elettorale, perché in buona sostanza la gente non si è andata a leggere i libri contabili ma ha continuato a vedere un traffico regolato in maniera piuttosto bizzarra, un verde pubblico abbandonato a se stesso, servizi non impeccabili, elevata tassazione locale, negozi chiusi, un centro storico sempre meno attrattivo e questioni di più alto livello, come il ristoro per l’acqua e i collegamenti stradali, che la pur favorevole filiera istituzionale (comune capoluogo, provincia, regione, governo nazionale, tutti di centrosinistra) non ha saputo risolvere.
La serietà è un valore indiscutibile, ma come spesso è stato rilevato anche da osservatori neutrali, nel 2012 i Reatini elessero un sindaco, non un commissario liquidatore.

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