Novembre 2018

EVENTI E MANIFESTAZIONI

BASTA FEMMINICIDI, RIETI PARLA CHIARO

violenza

106.

Il numero di femminicidi compiuti in Italia dal 1 gennaio 2016.

Ogni 70 ore una donna viene uccisa.
Ciò significa che in questo momento, statisticamente, una donna sta subendo violenza e nei prossimi giorni morirà.

È doloroso, straziante ascoltare quello che ha da dire l’associazione Crea et Vivi che porta avanti con coraggio la battaglia di sensibilizzazione sul tema che prende il nome di “Senza te… io vivo”, iniziativa promossa in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che si celebrerà il 25 novembre.

Gli interventi a cura di Sandra Santomauro e Daniela Gioia, psichiatra l’una e criminologa l’altra, sottolineano con veemenza quello che è un dato spesso sottovalutato: solo il 5% degli uomini che perpetrano violenza hanno una sindrome psichiatrica. Infatti, la violenza di genere, non risponde a nessun requisito sociale nello specifico, caso su tutti Lucia Annibali sfregiata con l’acido dal compagno spettabile avvocato.

E invitano tutti, stampa inclusa, a non pensare ne adottare più il termine 'raptus'. La violenza rivolta nei confronti del genere femminile è infatti perpetrata nella mura domestiche per anni, fino a sfociare nelle tragiche conseguenze a cui fa rifermento la cifra espressa sopra.

La criminologa Daniela Gioia illustra solo qualche dato: il 70% dei crimini violenti sulle donne vengono perpetrati nell’ambiente familiare, ed il 70% di essi con armi bianche e per mezzo di strangolamento. Tutto quello che appartiene all’ambiente domestico che da rifugio si trasforma in prigione.

'Perché?' si chiede  monsignor Pompili, presente al tavolo.

La risposta potrebbe essere cercata all’interno di una generazione che non è più figlia dell’icona maschile del nonno capo/padre famiglia e non trova risolutezza nell’affermarsi in assenza di confini tra i sessi. La riflessione si sposta su una società che impiega troppe aspettative sulle relazioni ormai completamente scevra di senso di comunità. E la relazione, carica di aspettative, si trasforma in esasperante.

Cosa si può fare? La presidente dell’associazione Catia Aceti pone l’accento sulla politica, che ha l’imperativo assoluto di tutelare e non essere sorda ai richiami di quello che l’attualità stima all’ordine del quotidiano.
E un ritorno della responsabilità della cittadinanza attiva, affinché non giri la testa quando la violenza bussa alla porta del vicino.

L’iniziativa promossa dall’associazione Crea et Vivi,  con il patrocinio del Comune di Rieti, e l''appoggio dell' assessore ai Servizi Sociali Giovanna Palomba, dalla Caritas Diocesana e dalla Fondazione Varrone, è un segnale importante per la nostra comunità.

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