Giugno 2020

BARINA (IV) "PERCHÉ VENDERE FARMACIE DELL'ASM?"

politica

"Riflettendo sulla vendita delle farmacie dell’ASM di Rieti bisogna fare un passo indietro e contestualizzare la funzione delle farmacie prima  dell’era covid19 e dopo - scrive Susanna Barina di ItaliaViva - Prima della pandemia Covid19  e dal 2006  con il Decreto Visco Bersani conosciuto come “decreto delle liberalizzazioni”, le farmacie un pò ovunque, hanno subito trasformazioni radicali. Introducendo la vendita dei farmaci di fascia C da banco nei supermercati e la nascita delle para -farmacie.  Il mercato/monopolio   tradizionale della vendita dei farmaci è stato ridotto, cercando di mediare tra le esigenze della libertà di impresa, competitività e tutela della salute.

A Rieti gli effetti della legge Visco- Bersani hanno  messo in atto proprio  nel campo delle farmacie grandi  e visibili trasformazioni. La  riduzione dei requisiti professionali di gestione  delle farmacie,  la maggiore competitività hanno  ridotto però di fatto la  loro redditività.  Tutto questo ha costretto i proprietari  delle farmacie  a fare investimenti per far fronte a questa nuova situazione,  hanno investito in restyling e nuovo look nelle loro farmacie  Hanno  cambiato forma giuridica, razionalizzando risorse e fornendo  nuovi sevizi ai consumatori e ai pazienti.

 

Cosa che non è accaduto nelle farmacie dell’ASM, le quali nonostante il socio privato non hanno subito nessuna trasformazione e ammodernamento. L’azienda non ha  scelto la sfida che il mercato proponeva. Se  nel passato e fino ad oggi non si è colta  questa occasione per maggiori redditi per l’azienda e per la comunità cittadina,  questa opportunità la vedo svanita e meno probabile che accada in questa momento  storico. e se non si hanno idee o  meglio risorse per investire è meglio vendere che fallire.

Ma c’e un ma.

Che ruolo potrebbero svolgere le farmacie  specialmente quelle “comunali” gestite in forma ‘mista’ al tempo  del Covid19 e con i finanziamenti provenienti dall’UE come il MES sanitario?

Certo ci vogliono progetti e  rapidità i tempi non saranno poi così lunghi perché se L’Italia ce la vuole fare il post Covi19 deve essere  pieno di iniziative e tempestive.  I fondi sono vincolati a riforme strutturali impongono  intelligenza, progettualità realistiche per utilizzare le molteplici risorse europee.

Sicuramente potrebbero  essere affidati  alle farmacie alcuni ruoli  aggiuntivi in sinergia con il potenziamento della medicina territoriale e a fianco della ASL come braccio più flessibile  per la dispensazione  dei  farmaci in modo più razionale  e “dispensatrici  “ soprattutto di servizi complementari per snellire dove necessario la grande mole di attività arretrate da svolgere proprio a causa dell Coronavirus.

L’epidemia ha messo in atto  cambiamenti irreversibili in tutti i campi, come un acceleratore sociale/economico/istituzionale  ha mostrato debolezze e forze latenti che covavano all’interno dei nostri sistemi organizzativi.

Ha fatto scoprire ovunque  anche se in misura diversa tra  i vari sistemi sanitari regionali, potenzialità e nuovi processi, mostrando  in pochi giorni  i punti di forza e di debolezza anche del nostro sistema sanitario regionale.

E’ sotto gli occhi di tutti la dimensione di fragilità del sistema.

L’emergenza sanitaria  del Covid19 ha obbligato la maggior parte dei paesi in tutto il  mondo ad arrestare il complesso meccanismo economico con conseguenze non del  tutto calcolabili ma sicuramente molto serie,  aprendo un periodo lungo di attesa  angoscia e incertezza.

Relegandoci chiusi in casa ha costretto  ciascuno di noi ad un ingiusto e amaro trade off,  dovendo scegliere tra ‘La borsa e la vita’. In Europa la fase tre della convivenza con il Virus è iniziata con promesse e riflessioni e nuove angosce.

Dopo la lunga stasi, è iniziata  la fase delle scelte, della programmazione di un futuro che ha l’ardire di superare il presente e se possibile mendare gli errori e le omissioni del passato".

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