Ottobre 2019

PERSONE & PERSONAGGI

ATTO D'OMAGGIO AD ALDO VELLA E AI SUOI LUCIDI 90 ANNI!

persone

(di Stefania Santoprete) Scena 1: Interno Teatro Condomini

Si festeggiano i 90 anni di Aldo Vella. Sul palco i compagni dell’avventura teatrale, i più longevi: Elia Bucci, Vincenzo Parisi, Guido Marcellini. Intorno amici, parenti, colleghi scolastici ed estimatori, immersi nella buona musica di fisarmonica e violino e in pieces teatrali “Avevo pensato a lungo prima dello spettacolo cosa dire in questa serata, ma si può racchiudere una vita in poche parole? - ci racconta Aldo - Così sono ricorso ad una metafora... il gioco del calcio. Ho paragonato tutti questi anni ad un Campionato: ho vinto e perduto partite in 'zona Cesarini', mi sono rimangiato cento goal a porta vuota, ho avuto interventi a gamba tesa e so io che forza di volontà hanno richiesto. Ho parlato anche del fuoco amico, da direzioni inattese mi hanno sparato: un campionato durissimo, non potete immaginare cosa abbia significato, ma sono un animale strano: di fronte a certi avvenimenti che avrebbero piegato molti sono riuscito a resistere e a restare in piedi”.

 

Scena 2 - Interno appartamento

Aldo è posizionato dinanzi la sua nutrita libreria “Una domanda esistenziale - inizia come sempre destreggiandosi tra ironia e filosofia - cosa ne sarà di tutti questi libri quando io non ci sarò più? Credi io l’abbia letti tutti? No. Amavo circondarmi di libri, acquistarli, averli... Ho amato il libro come oggetto: sin da piccolo mi dava rassicurazione, mi faceva compagnia, avevo un libro sotto il cuscino altrimenti non mi addormentavo. Vedi quell’ultimo scaffale? - cita a memoria - Quella lunga fila di volumi antichi intatti? Quella è la più grande delle fregature prese. Ero ad un passo dalla laurea, mi fece visita un rappresentante che spiegò come, a fronte dell’acquisto di quella collana che include i più grandi classici della letteratura tradotti in inglese, avrei potuto usufruire di un servizio di consulenza sul teatro di Eliot: un’equipe avrebbe risposto ai miei quesiti, facilitandomi di molto la stesura della tesi a lui dedicata. Detto, fatto. Dovetti poi constatare a mie ‘spese’ come si trattasse di pochissime righe di risposta che nulla apportavano di nuovo o inedito”.

 

Alla scrivania - Si siede, procedendo a tentoni, ma con grande padronanza nel suo ambiente. Non abbiamo mai avuto modo di affrontare pubblicamente il discorso di una malattia che risulta una beffa: togliere la vista ad un uomo di cultura, di teatro, un insegnante, vuol dire privarlo dell’arricchimento della conoscenza, dell’approfondimento della curiosità. “Eppure, pensa!.. se all’inizio mi avessero dato un elenco e chiesto di scegliere un handicap avrei optato proprio per la mancanza della vista, alla fine è il meno invasivo: la testa funziona, con le gambe posso ancora muovermi, le mani afferrano e mi rendono autosufficiente per quel che posso.” Ma il tempo? Come occupa il tempo chi non si perde nel guardare il mondo? “Ascolto musica, sono radio-dipendente, e mi ingegno con colla, nastro adesivo e forbici nel riparare copertine di libri che ‘intuisco’ come rovinate: avendone revisionate un bel po’, sono ora disoccupato!” Non è la prima volta che ci incontriamo per una chiacchierata. Della prima apparsa della malattia però non parlammo mai. Di quell’episodio giovanile che divenne un vero e proprio ‘caso sanitario’ con righe di caratteri che sembravano sgusciare dai libri e andarsene in giro per la stanza. Di quelle bende, delle cure, della pausa universitaria, dell’intuito del grande Cati che alla fine lo indirizzò ad un ottimo otorino che imputò ad una forte sinusite la causa di quel black out rimettendolo finalmente in sesto. Sono gli anni della ‘goliardia’, quella di cui ha raccontato ne ‘Le chiavi della memoria’ libro scritto a 4 mani con un’altra grande signora del teatro, Anita Pitoni. Sempre in prima linea in teatro, sin da ragazzino.

 

Scena 3 - Flash-back

“Con un gruppo di ‘apprendisti stregoni’ recitavamo nella sala S. Nicola sotto gli Archi di Bonifacio VIII, accadde così che una sera del 1949 venisse ad osservarci Pier Luigi Mariani che intuendo in me la stoffa giusta, m’invitò a far parte di ‘Piccola Scena’. Erano risuonati ovunque gli applausi per ‘L’amore ‘ncagnarellu’, fu per me quindi un grande privilegio. Nel ’50 debuttammo con ‘Lu Piccaru’, nel cast c’era il grande Luciano Chitarrini diventato poi primo attore professionista al Teatro Sant'Erasmo di Milano ed andato in pensione come giornalista e critico teatrale.” Chi osserva nel presente capta una manciata di frame rispetto ad un’intera esistenza, alcuni li recupera dalla memoria (in questo caso i lunghi anni di lavoro come insegnante di Aldo, dalla Scuola Angelo Maria Ricci all’Istituto Magistrale, al Tecnico Industriale, al Commerciale fino al 1992), certamente mancano i tratti salienti di un’energia e di una voglia di sperimentare in cui Aldo è stato motore propulsivo. Non quindi quel tranquillo signore che oggi appare, che gli stessi alunni dell’ultimo periodo passato da insegnante avranno forse conosciuto, no. Aldo è stato uno di quegli elementi che avevano la volontà di ‘intaccare’ la quiete cittadina, scuotendo attraverso l’arte, l’opinione pubblica. “In via San Liberatore trovammo l’attuale Teatro dei Condomini, allora una vecchia cantina, lo rendemmo agibile lavorando tra calcinacci e materiale (certamente lontano dall’immagine attuale), e grazie ai miei contatti con il Teatro Laboratorio di Verona riuscii ad intercettare spettacoli dell’avanguardia nazionale, come quelli con Manuela Kustermann e Giancarlo Nanni, era l’epoca di fermenti artistici applicati alla scena”. Sulla biografia di Nanni è citata anche la sua partecipazione al ‘carnevale di Rieti’, è infatti il ‘Karnhoval’ l’atto di avanguardia più significativo in cui vediamo ovviamente Aldo, direttamente coinvolto da Alberto Tessore, ideatore della manifestazione. “Eravamo con il suo gruppo Llullallaco in una bellissima soffitta in San Rufo con un panorama suggestivo, di proprietà di Osanna Mariani. Lì davamo sfogo alle nostre illusioni in un centro di grande fermento culturale in cui vennero ospitati poeti come Pagliarani o Spatola, pittori come Scialoja, musicisti come Ballerini e Lunetta. Quando nacque l’idea di un Carnevale sopra le righe, accogliemmo con entusiasmo la proposta ed essendo io professore di inglese, fui invitato ad ospitare la EBB ovvero la Edgar Broughton Band, la band giunta in Italia dopo un viaggio avventuroso in cui avevano valicato le Alpi innevate, incontrando problemi alla frontiera a causa di quella strumentazione di portata e potenza ragguardevole e dei proiettori per il light-show con una loro invenzione: le luci psichedeliche! Non ci rendevamo conto di fare e dire qualcosa che sarebbe divenuta tendenza ed opinione comune. Io abitavo sopra il provveditore Minervini e quel ‘traffico’ di persone strane suscitò non poche perplessità. Era l’inizio di un periodo che investì un’intera generazione, una rivoluzione dal punto di vista politico e sociale.”

 

Sul palco

1949-1954 Piccola Scena; 1949-1969 G.A.D. P.L. Mariani; 1969-1971 Laboratorio Teatrale presso I.T.C. Di Rieti; 1971-1990 Fondatore del  G.A.D. Sipario Aperto; 1995-2010 La Bottega del Teatro... una lunghissima carriera teatrale conclusa sul palcoscenico con "l'Ultimo Atto, ricordando Beckett” nel 2014. La vita di Aldo è trascorsa in gran parte tra le quinte di un palcoscenico.

“’Prima di correre impara a camminare’ mi ripeteva Mariani trattenendo il mio scalpitare nell’interpretare personaggi principali. Per molto tempo ho avuto parti piccolissime. Per venti anni ho fatto parte del ‘Gad P. L. Mariani’, nato subito dopo la sua scomparsa. Poi, ho fondato il G.A.D. Sipario Aperto nel lontano 1969. Molto abbiamo anche sperimentato con testi in lingua. Ricordo Marcello Picciolini, funzionario della Scuola, grande intenditore di teatro, pur non avendo mai recitato è stato uno dei registi più capaci. Regista può essere parola grossa, io ad esempio ero didascalico, notarile, dovevo far quadrare tutto: le intenzioni delle battute, i rapporti tra i personaggi, cercare la caratterizzazione al massimo: non certo il Ronconi dell’Orlando Furioso!

 

Scena 4 - Reprise: Il regalo più bello

Novant’anni sono un traguardo da festeggiare con gioia, merito della volontà di chi ti vuole bene e della lucidità che ti permette ancora di goderne appieno. Qual è stato tra i tanti il regalo più bello? “Uno che mi ha riportato indietro - racconta Aldo - donatomi da Paolo Fosso. In una scatolina aveva conservato quei chiodi di scena particolari di un teatro, il Teatro Mercatante di Napoli, raccolto come souvenir evidentemente in uno dei suoi spettacoli. Il regalo più curioso, capace di scatenare l’immediato collegamento con un luogo frequentato ai tempi dell’università in terra partenopea. Un viaggio nel tempo attraverso un piccolissimo oggetto, geniale!”

 

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