a cura di Massimo Palozzi

Maggio 2020

IL DOMENICALE

ASL, COSA RACCONTA LA NOMINA DEI CONSULENTI LEGALI

sanità

(di Massimo Palozzi) Mentre il resto del mondo si attiva per il rilancio, la ripartenza della Asl di Rieti si affida alla difesa. La delibera adottata martedì, con la quale viene assegnato a uno studio romano l’incarico annuale per “supporto, assistenza e consulenza legale per problematiche connesse all’emergenza Covid-19”, parla chiaro. Formalmente si tratta di un normale ricorso a professionisti esterni, benché con procedura d’urgenza, per costituire una task force di giuristi da affiancare all’Ufficio Legale “al fine di contenere / ridurre e/o prevenire eventuali ipotesi di contenzioso futuro per la Asl” in occasione delle prossime scelte da compiere. Nella realtà, l’intenzione è porre le basi per fronteggiare paventati e non inverosimili contestazioni e liti che la gestione passata dell’emergenza coronavirus potrebbe portare con sé.

La preoccupazione della Direzione aziendale è comprensibile: con tutto quello che è successo, l’eventualità di subire azioni legali non è da escludere a priori, per cui l’affidamento a specialisti della materia rientra in una cornice per certi aspetti logica e conseguente. D’altra parte, se il governo e le regioni si avvalgono fin dall’insorgenza dell’epidemia di schiere di tecnici, perché non fare lo stesso per tentare di sminare un terreno che non occorre essere disfattisti per guardare con apprensione?

Qualcuno potrebbe obiettare che la spesa prevista, circa 47mila euro, è quasi pari allo stipendio annuo lordo di due infermieri. Senza volare troppo basso (ragionando con lo stesso metro, anche gli avvocati devono mangiare) l’idea che la Asl abbia avvertito l’opportunità di coprirsi sul fronte giuridico mette un po’ d’ansia nella popolazione, poiché trasmette la sensazione di una sorta di consapevolezza che non tutto è stato fatto come avrebbe dovuto.

I tempi sono infatti poco conciliabili con la natura di questa cooperazione pro futuro che, per l’appunto, potrà in astratto tornare utile per ciò che accadrà da ora in avanti, ma di sicuro non per quanto avvenuto in passato. Se la stessa iniziativa fosse stata presa allo scoppio della crisi, quando l’impreparazione era per forza di cose pressoché totale, avrebbe senz’altro avuto un effetto diverso nell’ottica di disporre di una guida utile ad evitare errori e passi falsi. Del resto, nelle premesse della delibera si richiama addirittura la dichiarazione dello stato di emergenza indetto dal governo il 31 gennaio. L’esigenza di una tutela legale nasce invece solo tre mesi dopo, quando il picco emergenziale sembra superato e la gestione del complicatissimo complesso sanitario reatino è rifluita entro canoni, se non di assoluta normalità, comunque più accettabili. Prevale insomma la convinzione che l’ausilio richiesto ai tre professionisti romani sia riferito alle decisioni assunte nelle settimane scorse, piuttosto che alle mosse ancora da fare, come lascerebbe invece intendere la lettura dell’atto.

La medicina difensiva, quella che induce medici e operatori del settore a un eccesso di cautele sia in positivo (più esami o accertamenti del necessario) sia in negativo (astensione da pratiche ritenute troppo a rischio) per il timore di incorrere in problemi di natura medico-legale, è un fenomeno che costa molto alle casse pubbliche. In Italia si stima che pesi per il 10% della spesa sanitaria in termini di servizi non indispensabili e prestazioni superflue.

Qui siamo di fronte a un sorta di reazione analoga. Chi volesse leggervi un implicito riconoscimento di responsabilità per una gestione pregressa non all’altezza, commetterebbe probabilmente un errore. In ogni caso è un segnale non proprio tranquillizzante, tenuto conto che non tutto gira ancora alla perfezione.

Il discorso allora si amplia, coinvolgendo altre titolarità. Ad esempio: che ne è stato della palestra “Alberto Bianchetti” del polo didattico nei pressi dell’ospedale, che un mese fa il presidente della Provincia Mariano Calisse aveva indicato quale centro per la raccolta dei tamponi? E come mai la Regione non ha ancora autorizzato il Laboratorio Analisi dell’ospedale “de Lellis” ad effettuarne l’esame? Se il problema è di natura tecnica, nel senso che strutture e competenze non raggiungono gli standard previsti, si è mai attivata la Asl per dotare il laboratorio del necessario sia dal punto di vista strumentale sia da quello delle professionalità richieste? Sono partite iniziative per assicurarsi l’adeguata fornitura di dispositivi di protezione e promuovere uno screening di massa, compresi gli annunciati e non ancora iniziati test sierologici? Ecco, magari su questo fronte la consulenza dello studio legale incaricato in settimana potrebbe fornire qualche utile traccia.

C’è poi il rapporto con le organizzazioni sindacali che, dal canto loro, hanno dato una patente dimostrazione di divisione in un momento in cui forse la naturale competizione tra le sigle avrebbe potuto essere messa da parte. I comunicati fotocopia per denunciare le stesse storture, rivendicare gli stessi diritti in favore dei lavoratori così duramente impegnati sul campo, sollecitare gli stessi interventi da parte della Direzione aziendale, hanno impressionato soprattutto per la cesura creatasi nella Triplice, con Cisl e Uil unite e Cgil per conto suo. Ma questi sono affari interni al sindacato.

Quello che qui interessa è che al primo tra i punti esplicitamente menzionati nella delibera per giustificare l’incarico agli esperti di diritto sanitario compare il “Riscontro richieste da parte delle OO.SS. di Categoria”. Ora, tenuto conto che la dialettica ordinaria prevede per legge, ma anche solo per le necessità del quotidiano, un continuo confronto con le organizzazioni sindacali, lo smarrimento che traspare nella trattazione di questo dossier fa riflettere. In altre parole, parrebbe che la Asl abbia bisogno dell’avvocato per rispondere alle istanze dei sindacati, le quali peraltro sono state tutte piuttosto centrate nel merito. In effetti va dato atto che nei comunicati licenziati dai rappresentanti dei lavoratori non si sono lette polemiche sterili o attacchi strumentali. Quindi? Come e con che livello di affidabilità giuridica e qualità sostanziale l’Azienda ha finora riscontrato le petizioni delle OO.SS.? A una lettura orientata in maniera poco benevola, il supporto invocato in materia potrebbe apparire alla stregua di un’ammissione di non perfetta adeguatezza da parte dell’intera compagine manageriale che, se confermata, restituirebbe un’immagine piuttosto offuscata sulle effettive capacità di risposta alla crisi epidemiologica. Ma pure con tutti i caveat del caso, non si può fare a meno di notare l’allarme che sale da quella richiesta d’aiuto agli avvocati.

È tuttavia il punto “Rapporti con la Regione Lazio” a suscitare le maggiori perplessità. Considerando che alla Regione competono le politiche sanitarie, tra cui la nomina del direttore generale della Asl, una domanda esplicita di consulenza legale per regolare i rapporti con l’ente capofila suona un po’ stonata. A dispetto di quanto sempre dichiarato, ultima l’uscita sulla presa in carico della casa di riposo di Contigliano, significa che le politiche finora attuate sul territorio non sono state condivise? O che non c’è visione comune per la gestione dei prossimi passaggi, cruciali per uscire in maniera ordinata dall’emergenza?

Sono interrogativi forti che è auspicabile non vengano elusi anche nell’interesse della stessa Azienda, la cui conduzione non dovrebbe lasciare che certi retropensieri si formino nemmeno per un attimo.

 

03-05-2020

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