Agosto 2019

AREA "L’UNIVERSITA’ NON PUO’ ESSERE GUIDATA DA CALCOLI CONTABILI"

università

"Le dichiarazioni del Presidente della Fondazione Varrone, a seguito della polemica nata dallo spostamento della sede dell’Università - scrive Chicco Costini -  riaccendono per l’ennesima volta il tema mai fino in fondo affrontato, del rapporto tra la città e la sua Fondazione, e nello specifico sul destino ed il ruolo del progetto Università per la nostra comunità. Ricordando innanzitutto a noi stessi che la fondazione bancaria gestisce soldi dei reatini, e che la sua funzione dovrebbe in qualche modo rappresentare un “risarcimento sociale”, ai guadagni, cospicui, che l’istituto bancario ottiene nella gestione dei risparmi dei cittadini, il rapporto tra politica e fondazione, tra istituzioni e fondazione, non può oggettivamente concretizzarsi in un atteggiamento di superiorità intellettuale di chi ha i soldi nei confronti di chi rappresenta la volontà popolare. In sintesi è la politica che deve dettare le linee guida, individuando progetti da realizzare, la Fondazione dovrebbe altresì spiegare come e perché utilizza i fondi a sua disposizione. Ad esempio sul problema di palazzo Dosi, di proprietà della Fondazione, non è tanto la stucchevole polemica del PD sul centro storico, brillantemente risolta da Comune e Provincia con la riapertura di Palazzo Aluffi, a rappresentare la criticità, quel che sarebbe veramente interessante sapere è quale utilizzo intende fare la Fondazione di quel investimento, e se questo utilizzo è funzionale alla città,o è solo dettato da interessi meramente economici. La Fondazione, ricordiamolo dovrebbe avere come obiettivo primario interventi tendenti allo sviluppo del territorio e non al semplice ricavo. Allo stesso modo l’atteggiamento fin qui tenuto dalla Fondazione nei confronti dell’Università lascia basiti. Il progetto Università non può essere trattato con mentalità ragionieristica, ma o è uno dei pilastri del modello di sviluppo della nostra città, o non è. Quando nacque il consorzio, in accordo tra tutte le parti, politiche ed economiche, l’obiettivo era incardinare nella nostra città corsi universitari, uscendo dalla logica di “mecenatismo” della Sapienza. In soldoni: il consorzio garantiva ( e garantisce) l’esistenza seppur embrionale, di un università reatina, impedendo che la presenza delle facoltà sul nostro territorio fosse lasciata al libero arbitrio dei rettori romani o viterbesi, agli interessi dei singoli presidi di facoltà, del tutto svincolata dalle necessità di Rieti. Quanto avvenuto con il corso di infermieristica dell’Università Cattolica qualche anno fa, dovrebbe far comprendere meglio il perché della necessità di una struttura fortemente legata al territorio. Ed in qualche modo la cosa ha funzionato, se è vero come vero, che in questi anni alcune migliaia di studenti reatini e non hanno frequentato i corsi, rappresentando una ricchezza per il tessuto economico e sociale della nostra città. Perché Università significa avere ragazzi tra i 20 ed i 30 anni che rimangono qui, evitando lo scivolamento sempre più rapido della nostra comunità in una specie di grande ospizio urbano. Il consorzio poteva essere gestito meglio? Forse si, ma dentro il consorzio ci sono stati e ci sono rappresentati di tutti gli enti, a loro il compito di migliorarne l’efficienza. Ma non può essere un ragionamento puramente contabile a decidere su un progetto, che non è speculativo ma prospettico. Troppi i dipendenti? Forse si, ma qualcuno dovrebbe ricordare che attraverso l’utilizzo di alcuni LSU, abbandonati dall’insipienza della politica di allora, abbiamo permesso ad alcune decine di famiglie di non tracimare nell’esclusione sociale. E anche se questo non “economicamente” produttivo, è stato un grande risultato. Allora la Fondazione, invece di giudicare con superiorità la politica, chieda che si apra un tavolo vero nella nostra città, che crei sintesi su un progetto che ha la stessa importanza delle vie di comunicazioni per il futuro della nostra realtà. E la politica, invece di accodarsi ai calcoli di bilancio, recuperi in toto il suo ruolo di protagonista nel disegno del domani, con autorità nei confronti della finanza locale. Ritrovi in pieno il coraggio della sua funzione, perché fare politica è prima di tutto scegliere, decidere, non mostrarsi “compiacente” verso Paperon De Paperoni."

 

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