Ottobre 2021

ALLOGGI STUDENTI, L'ATER REPLICA A FORMAT "COLPA DEL COVID" MA...

città, università

A seguito della pubblicazione sulla nostra rivista di un articolo dal titolo "OLTRAGGIO AL GIOIELLO DI VIA DEL PORTO - la casa per studenti stranieri in pessime condizioni"  l’Ater della provincia di Rieti ritiene necessario fare chiarezza attraverso un comunicato.

"Sulla base di una partnership e di una apposita Convenzione tra l’Azienda Territoriale Edilizia Residenziale pubblica della Provincia di Rieti e Polo Universitario Sabina Universitas S.c.p.a., l’ATER nel 2018 ha messo a disposizione, agli studenti che la Sabina Universitas comunicava all’Azienda, l’edificio di via del Porto ed i 10 mini-alloggi arredati, con i relativi spazi comuni, che sono stati assegnati sulla base di un contratto di locazione: all’ATER sulla base di detta Convenzione rimaneva in carico la sola ed eventuale Manutenzione Straordinaria.

L’ATER finché ha potuto e finché con proprio dipendente è stato possibile, nella fase di start-up, ha anche fornito un primo supporto ai ragazzi nella fase di ingresso, sia per indirizzarli nel corretto uso della struttura e sia per gli adempimenti amministrativi legati al soggiorno in Italia.  

Le regole cui i ragazzi erano soggetti erano quelle tipiche dell’autogestione e quindi dovevano provvedere a tenere in ordine e pulire le proprie stanze come anche le parti comuni. Anche gli ingressi, che erano stati pensati per gli studenti, erano stati previsti con un sistema a scheda proprio per meglio regolarne la funzionalità e rendere più difficile la riproduzione come accade per le classiche chiavi.

La struttura ha ospitato un numero variabile di studenti (al massimo 25) di varie nazionalità (India, Cina, Uzbekistan, Kazakhistan, Egitto, Ghana, Bangladesh, Iran, ecc.) a partire dal mese di ottobre 2018 e, a parte qualche schiamazzo e/o festeggiamento da parte dei ragazzi ospitati, tutto ha funzionato regolarmente senza intralci particolari.

Nel corso del 2020 a una Associazione molto nota in città sono stati concessi in locazione alcuni locali al piano terra al fine di utilizzare alcuni spazi che gli studenti non utilizzavano o comunque utilizzavano male, come ad esempio il piccolo chiostro posto all’interno del complesso. Tutto ciò al fine anche al fine di far sì che gli studenti potessero magari beneficiare delle attività tenute dalla Associazione e della presenza dei membri della associazione con l’auspicio di un migliore inserimento nella città.  

Di fatto tutto ciò ha funzionato per tutto il tempo “normale” prima del Covid 19. Infatti a seguito della emergenza epidemiologica e delle restrizioni sia degli spostamenti che delle attività lavorative aziendali, molti studenti che avevano lasciato l’Italia non hanno poi potuto o voluto rientrare. Altri hanno lasciato repentinamente gli alloggi senza né preavvertire né comunicare successivamente le loro intenzioni. Molti studenti hanno lasciato valigie, stoviglie, vettovaglie ecc. Tutto ciò senza che l’ATER abbia ricevuto dai ragazzi o da altri comunicazione del rilascio del posto assegnato anche al solo fine della disdetta del contratto di locazione.

Nel mese di Agosto a seguito del sopralluogo si è preso atto che di fatto, ad eccezione di 5 studenti presenti, lo stabile non era abitato, ed in molti alloggi erano stati lasciati effetti personali da parte degli studenti. A seguito di tutto ciò l’Azienda ha deciso di riprendere in consegna gli alloggi e quindi di non rinnovare i Contratti di locazione trattenendo la caparra versata dai locatari, eliminare il materiale lasciato dagli studenti e non riutilizzabile, accantonare in appositi spazi le valigie chiuse lasciate da alcuni studenti, effettuare un intervento di pulizia e sanificazione.

Tutte attività resesi necessarie da parte dell’Azienda al fine del riutilizzo della struttura. Riutilizzo per il quale l’attuale Presidenza del consorzio universitario ha colto l’importanza che può rivestire la struttura di via del Porto e sta valutando le possibilità e le modalità di gestione evidentemente previa intesa con il C.d.A. dell’ATER e previa sottoscrizione di una eventuale nuova Convenzione che comprenda anche i servizi accessori alla residenza e che quindi si possano evitare le situazioni particolari che si sono determinate a seguito della emergenza epidemiologica.

“L’Azienda non appena è stato possibile ha tempestivamente ripreso gli alloggi, non rinnovato i vecchi contratti, ripulito e sanificato i locali della struttura e si è da tempo attivata per far si che la Sabina Universitas, o altri, possano occuparsi della gestione dell’immobile - ha dichiarato il presidente dell’ATER, Giancarlo Cricchi - Di fatto anche una iniziativa come quella della Casa dello Studente di via del Porto, che si è rivelata una buona esperienza, poi è stata negativamente influenzata dall’epidemia determinando l’abbandono degli alloggi da parte degli studenti e rendendo difficile garantire la presenza dei dipendenti dell’Azienda che, con grande spirito di collaborazione, quando è servito, si sono resi volontariamente disponibili, anche fuori dall’orario di lavoro, a supportare gli studenti ospitati nella struttura per i problemi che uno studente straniero doveva affrontare all’arrivo a Rieti. Dispiace - continua Cricchi - per chi non essendo sufficientemente informato, si è indignato. Credo tuttavia che la migliore risposta sia l’impegno di chi lavora in Azienda anche, come in questo caso, per contribuire al buon esito di iniziative per la città di Rieti. Per la futura gestione dell’immobile - conclude il presidente dell’Ater - l’Azienda è oggi impegnata a definire con la Sabina Universitas i dettagli di una convenzione che garantisca una gestione complessiva della residenzialità in un luogo che può davvero rappresentare un valore aggiunto per tutta la città considerata la sua posizione nel centro storico di Rieti e la sua vicinanza con la nuova sede dell’Università che ci attendiamo possa divenire operativa a breve a Palazzo Aluffi”.

Ringraziamo l'ATER  per aver voluto rispondere in forma ufficiale al nostro articolo, così come dispiace che sia lei, presidente, a non essere stato informato di quanto verificatosi prima del periodo Covid cui fa riferimento. Risultano a questa redazione infatti diversi contatti avuti dai proprietari delle abitazioni circostanti con il suo Ente  per inoltrare segnalazioni sui comportamenti degli studenti e addirittura una chiamata effettuata di notte ai Carabinieri, c'erano quindi elementi per un intervento preventivo e tempestivo rispetto alla situazione venutasi a creare in tempi antecedenti la pandemia. E se il problema fosse stato rappresentato semplicemente da oggetti in deposito, perché i 5 studenti rimasti sono stati allontanati? Non sarebbe bastato un intervento della ditta di pulizie per ripristinare le sole condizioni di igiene? Ed è vero che qualcuno è tornato dall'estero trovandosi in difficoltà ignorando ciò che era accaduto cioè non avere più un alloggio? E, ci scusi se insistiamo, ma il fatto che proprio sotto Covid non si avesse contezza di quanto accadeva in una casa dello studente, non è una giustificazione, casomai un' aggravante.  Niente da eccepire sulla bontà ed efficacia del progetto, ovviamente: è alla base del rammarico che ha generato l'articolo.

25_10_21

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