Giugno 2016

L'editoriale di Stefania Santoprete

Al timone del Futuro

Ve lo annuncio: farò un po’ di confusione e metterò molta carne sul fuoco.

Due cose mi hanno colpito particolarmente in questi ultimi giorni: la puntata di Report dedicata alla Cina e la mia intervista fatta ad una cittadina di origini tedesche. In entrambi i casi si progetta il futuro, si sta già lavorando per quello che accadrà tra anni: come a dire che non subiranno gli eventi ma li indirizzeranno. Nei sobborghi di Shanghai, nel 2001 è partita la costruzione da zero di 9 cittadine da circa 100 mila abitanti l'una, ognuna ispirata dall’architettura di un paese europeo. Attualmente sono complete di tutto ma perfettamente deserte. Non se ne preoccupano: hanno appena raggiunto il 50% di popolazione urbana (cioè quello che l'Inghilterra ha raggiunto attorno al 1860) l'obiettivo ora è arrivare al 70% entro il 2050. Quindi non solo ci sarà domanda per riempire tutto quello che hanno costruito fino ad oggi ma sarà necessario continuare a costruire. La Cina vuole giocare un ruolo da protagonista nell'economia del futuro, è fondamentale per riuscire a portare a termine questo passaggio riuscire ad attrarre i migliori talenti da tutto il mondo ed accoglierli in città molto più vivibili del presente: creare quindi il contenitore per poi riempirlo. In Germania da anni c’è un ufficio che si occupa di studiare il commercio nel futuro, da lì è partito il progetto pilota di Wuppertal di cui vi parliamo in questo numero (pag. 7). E noi? Noi che avremo una nazione dai capelli grigi, cosa facciamo per fronteggiare il problema, se non mandare in pensione più tardi i nostri lavoratori? Quali incentivi diamo affinché la media, di un figlio o nessuno a famiglia, aumenti? Quali politiche giovanili attuiamo per far sì che i ragazzi siano in grado di diventare autonomi e quindi soggetti incidenti in anticipo rispetto a quanto accade fino ad oggi? “La politica italiana non pensa al futuro dei giovani, perché quello che importa è sempre solo la prossima tornata elettorale. Intanto i giovani sul futuro sospendono il giudizio perché non hanno gli strumenti per farlo.” Sembra che il problema sia quello di salvare il nostro benessere anziché costruire il Domani. C’è chi dice che occorra attirare talenti, mentre in Italia sappiamo si incentiva la fuga di cervelli; c’è chi punta su un’immigrazione di qualità, ma come renderla possibile se già l’accoglienza da noi non ha regole certe e fa acqua da tutte le parti? (vi invitiamo a leggere il nostro articolo in proposito a pag. 23).

Occorrerebbe essere tutti soggetti attivi e coinvolti, uno sport che ci riesce bene sui social ma per il quale non si trova tempo nella concretezza dei fatti. Ed arriviamo ad un altro punto sensibile:la capacità che ha il cittadino di essere consapevole di quanto viene deciso sulla propria pelle. Prendiamo un fatto eclatante per Rieti: la nuova convenzione per la gestione dell’interferenza idraulica del sistema acquedottistico Peschiera-Le Capore. “Ato3 riceverà il ristoro invocato da anni, anche tramite procedimenti giudiziari/amministrativi, dal territorio della provincia reatina: un patto transattivo di valore epocale, un patto che, sotto il profilo economico, cuberà in favore di Ato3 36milioni di euro in quattro anni a partire dal 2016 e, soprattutto, la somma di 6 milioni di euro annui per tutta la durata della concessione, sempre a partire dal predetto anno..” (particolari a pag. 9) Woow! Esclama il povero cittadino che già immagina chissà quali impieghi per tali somme (cosa non possibile in quanto destinate a determinati interventi) mentre è costretto a soffocare l’entusiasmo dinanzi ai numerosi commenti stroncanti susseguenti.
Ed allora crediamo sia necessario un momento di confronto con la cittadinanza tutta, rappresentando le varie posizioni, poiché di futuro, del nostro Futuro si parla. E’ giunto il momento che ognuno di noi prenda parte a questo e ad altri dibattiti con consapevolezza in quanto cittadini, genitori, nonni: soggetti costretti a subire il più delle volte dei cambiamenti anziché indirizzarli (e siamo tornati all’inizio di queste righe!). In chiusura e come simbolo di scelte subìte voglio ricordare un uomo di 42 anni Luca, il lavoratore reatino che non ha retto all’idea di un futuro che non riusciva più ad immaginare. “Ciao Luca, conosciamo ora la tua grande disperazione dinanzi alla quale nulla è sembrato più potente.” Ce ne sono altri senza volto e senza nome che combattono i propri fantasmi ogni giorno, dovremmo tentare di fornire loro almeno una risposta a quella muta richiesta “Dimmi che passerà questo momento!”. Ce la faremo?

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