Agosto 2019

ACQUA: ROMA CAPITALE/ACEA ATO2 SI ACCAPARRANO LE SORGENTI PESCHIERA-LE CAPORE

(di Paola Rita Nives Cuzzocrea) E’ passata quasi in sordina la notizia più importante degli ultimi anni per il territorio reatino. Già, perché sono davvero in pochi a sapere che il 18 giugno di quest’anno è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio, la Determinazione 10 giugno 2019, n. G07823 contenente la “Concessione di derivazione d'acqua pubblica ad uso potabile dalle sorgenti del Peschiera nei comuni di Cittaducale e Castel S. Angelo e dalle sorgenti Le Capore nei comuni di Frasso Sabino e Casaprota, per l'approvvigionamento idrico di RomaCapitale”.

La Regione Lazio ha quindi rinnovato una concessione scaduta nel 1996, quella del Peschiera per 10 metri cubi al secondo e, davvero curioso, una mai esistita, quella de Le Capore, fino ad un massimo di 5,5 metri cubi al secondo.

In molti, ricorderanno dell’acqua che Acea prelevava senza concessione e che periodicamente provocava “ondate” di promesse da parte dei politici locali, lamentele dei sindacati, fino alla tipica chiacchiera da bar che si concludeva sempre con un “i romani ci rubano l’acqua”, “manco ce la pagano”, “con i soldi dell’acqua risolveremmo tutti i nostri problemi”.

Ecco, la concessione ora c’è e, guarda un po’, è stata rilasciata per i soli scopi idropotabili di Roma Capitale. Nemmeno una goccia, dunque, per Rieti e provincia, fatte salve quelle concessioni (pochissime) già rilasciate. Il risultato è che, per non lasciare i propri cittadini senz’acqua, i Comuni della Sabina saranno ora costretti a continuare ad acquistare l’acqua da Acea con buona pace delle bollette pagate dai cittadini. Una mossa alquanto discutibile da parte di quegli amministratori che negli anni hanno preferito continuare a pagare fatture ad Acea piuttosto che richiedere una propria piccola concessione a costi irrisori.

Su tutto questo e su una lunga serie di osservazioni in difesa del fiume Farfa, ridotto miseramente ad un torrente con compromissione dei suoi habitat acquatici protetti accertata dall’ISPRA e dalla Riserva Tevere-Farfa, si sono concentrate le opposizioni all’atto di concessione presentate dalle associazioni Italia Nostra sezione Sabina e Reatino e Postribù, le quali hanno quanto meno ottenuto che fosse interrotto il prelievo non autorizzato di quasi 200 litri al secondo di acqua che Acea effettuava a valle delle opere di captazione, come rilevato nello Studio d’Incidenza della stessa multinazionale. Altra cosa che salta all’occhio leggendo l’atto è che la concessione è stata rinnovata “in favore del Comune di Roma e per essa ad Acea Ato2 spa”. Su questo iter che ha permesso di “traslare” la concessione data ad un ente pubblico ad una società per azioni si sono concentrate le osservazioni depositate dal consigliere comunale di Rieti Antonio Boncompagni.

Ed ancora: la concessione viene rinnovata dal 2001 al 2031 e, quindi, non si sa a che titolo sia stata prelevata acqua da Acea dal 1996 al 2001. Insomma, un bel successo per i soci di Acea Ato2 spa (e del Gruppo Acea) in termini di utili e per aver blindato fino al 2031 una risorsa vitale e sempre più scarsa, tant’è che la maggiore soddisfazione arriva da Virginia Raggi, in rappresentanza dell’azionista di maggioranza (il Comune di Roma), oltre che dal presidente della Regione Lazio (l’ente che ha rilasciato la concessione), Nicola Zingaretti. Entrambi si spingono addirittura oltre, considerando cosa già fatta anche il raddoppio dell’acquedotto Peschiera che, a detta del Presidente della Regione “apre un processo veramente storico, perché l'investimento di 400 milioni non solo darà sicurezza per il rifornimento dell'acqua a Roma, ma con un intervento di modernizzazione renderà l'acqua più sicura con meno sprechi”. Sarà, ma se il rinnovo appena rilasciato si basa sui dati del vecchio Piano Regolatore Acquedotti, che prevede di arrivare a prelevare fino a 16 metri cubi al secondo dal Peschiera, mentre la tubazione attuale può trasportare poco più di 9 metri cubi al secondo, un qualche dubbio che il raddoppio non sia solo per una messa in sicurezza viene.

E i soldi del ristoro per il Reatino? Per Zingaretti e la Raggi saranno garantiti investimenti e sostegno al territorio reatino con 224 milioni di euro in 30 anni.

Passa un mese nel silenzio. Rotto dal gruppo Farfa Sorgente, già promotore nel 2017 di una petizione su Change che aveva raccolto oltre 10mila firme (consegnate in Regione) per tutelare il fiume ed il Monumento naturale delle Gole del Farfa, protetto a livello comunitario (SIC/ZPS), che lancia un allarme e organizza un evento di sensibilizzazione il 12 luglio a Fara Sabina, con gente arrabbiata per il ripetersi di periodi di razionamento d’acqua e per l’aumento delle bollette idriche di Aps, oltre che preoccupata per le sorti del fiume Farfa: la concessione rilasciata, infatti, come ribadito nelle osservazioni di Italia Nostra e Postribù, è per una portata superiore a quella massima disponibile in sorgente, il che potrebbe mettere a rischio il fiume Farfa (attorno al quale sta nascendo il “Contratto di fiume” su iniziativa del Comune di Mompeo) finché non sarà calcolato e quindi garantito il mantenimento del suo deflusso minimo vitale.

Subito dopo, il presidente di Acqua Pubblica Sabina Maurizio Turina, gestore del servizio idrico integrato di Ato3, ossia il soggetto che dovrà amministrare i soldi dell’accordo di interferenza (ossia il ristoro di 224 milioni), fa presente, a buoi usciti dal recinto, “che al momento tali importi sono destinati esclusivamente ad investimenti per opere e lavori su impianti di depurazione, fognatura e collettamento, nonché alla manutenzione straordinaria degli stessi, da realizzare nei 32 Comuni provvisoriamente individuati quali aree di salvaguardia del sistema acquedottistico Peschiera-Le Capore”. Turina suggerisce quindi di “integrare la convenzione per ricomprendere anche gli interventi sugli acquedotti e includere ulteriori 13 Comuni direttamente interessati dal sistema acquedottistico”. A rincuorarlo c’è il presidente della Provincia di Rieti, Mariano Calisse che, esultando per l’avvio operativo della convenzione di interferenza “per mezzo della quale l’ente gestore di Ato2 corrisponderà annualmente circa 7 milioni di euro dal 2018 al 2047” (ma che rende subalterni i comuni dell’Ato3, ossia del Reatino, rispetto a quelli dell’Ato2 dell’area romana per quanto riguarda le esigenze di acqua), ribadisce che “si sta già lavorando per allargare gli interventi anche alla realizzazione e manutenzione degli acquedotti, a partire dalla riduzione della dispersione d’acqua e l’efficientazione del servizio al cittadino”. Quindi per ora niente acqua e nemmeno riduzione delle perdite con i famosi soldi dell’interferenza. Nel frattempo, il 2019 è entrato nella sua seconda parte e si vedrà quindi subito se questi soldi il Reatino riuscirà a spenderli e rendicontarli oppure no. Per il resto, appuntamento alla prossima emergenza idrica.

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