Dicembre 2021

SALUTE

AIDS, 112 I SOGGETTI IN TERAPIA AL DE LELLIS. INTERVISTA AL DOTTOR MARCHILI

prevenzione, salute, sanità

Il 1 dicembre si è celebrata la Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS. In Italia, oltre 3400 nuove infezioni nel 2017, soprattutto per rapporti sessuali non protetti, e negli ultimi anni non si riesce a ridurre il numero di nuovi contagi.  Per conoscere la situazione anche in ambito locale abbiamo incontrato il dottor Mauro Marchili direttore del reparto di Malattie Infettive dell'ospedale de' Lellis di Rieti.

Crede che un’adeguata informazione potrebbe aiutare le fasce coinvolte?  
"Tra i tanti effetti che la tempesta-Covid ha prodotto, balza agli occhi l’importante calo del numero assoluto delle nuove infezioni da HIV registrato nel 2020, dimezzate rispetto agli anni precedenti; ma il dato non deve illudere, essendo prodotto, purtroppo, soprattutto dalla difficoltà di accesso ai servizi diagnostici e dalle restrizioni alla socialità imposte dalla misure di lock down.  In realtà, l’infezione da HIV e l’AIDS costituiscono ancora un concreto problema di salute che incide fortemente sulle fasce di popolazione più giovani, con un numero di nuove infezioni/anno che, seppure in lenta flessione, non si riesce a ridurre significativamente. L’informazione è da sempre un’arma basilare in tale ottica. Il calo di attenzione derivante dalla scarsa informazione e conseguentemente dalla scarsa consapevolezza del rischio produce con il minor ricorso ai test diagnostici anche un altro effetto: il 60% dei nuovi sieropositivi sono già in una fase avanzata di malattia e si scoprono HIV positivi quando hanno già difese immunitarie fortemente compromesse. Questo rende più complesso il loro percorso di cura ed espone allo sviluppo delle malattie caratteristiche della fase AIDS".  

Può fornirci un quadro che ci aiuti a comprendere l'incidenza della malattia  sul nostro territorio? 
"Localmente, l’Unità Operativa HIV/AIDS segue ambulatorialmente una coorte di oltre 112 soggetti in terapia con farmaci antiretrovirali - spiega il dottor Marchili - Come per altre patologie, anche in questo campo nel corso dello scorso anno il Covid ha determinato nell’intera Italia una generale riduzione degli accessi alle strutture di cura.  Anche per ovviare a situazioni simili, oltre a favorire i soggetti logisticamente più svantaggiati e ridurre le occasioni di rischio-Covid legate alla mobilità, stiamo utilizzando insieme alle altre strutture del Lazio, nell’ambito di un progetto della Regione cui la nostra ASL ha aderito, modalità di assistenza in telemedicina dei soggetti sieropositivi".   

Cosa vuol dire essere sieropositivi  in termini di possibilità di trasmissione dell'infezione? Esistono oggi cure efficaci? E a che punto siamo per arrivare ad un vaccino?
"Essere sieropositivi inconsapevoli vuol dire poter trasmettere l’infezione a terzi attraverso i rapporti sessuali non protetti o attraverso il sangue. Vuol dire condannarsi ad una importante compromissione del proprio stato di salute fino a poter perdere la vita per questo, quando basterebbe fare il test per riguadagnare con cure adeguate una qualità di vita ed una speranza di vita pari a quella dei non infetti.  
Oggi le cure disponibili sono altamente efficaci e ben tollerate, spesso concentrate in una unica compressa quotidiana, mentre sono ormai in fase di approvazione farmaci iniettivi da praticare o una volta al mese o anche ogni due mesi che libereranno i pazienti anche dal vincolo della assunzione quotidiana della terapia. 
Con l’abbattimento della carica virale nel sangue a livelli di indeterminabilità prodotta dalle varie terapie antiretrovirali la trasmissione sessuale non risulta più una modalità efficace di diffusione dell’infezione ed una quota più o meno consistente, a seconda del livello di partenza, delle difese immunitarie viene ad essere recuperata.  
Risultati importanti sono stati ottenuti anche nella profilassi dell’infezione, utilizzando efficacemente farmaci antiretrovirali in monosomministrazione pre- o post una esposizione sessuale a rischio per scongiurare l’eventuale contagio da parte di un soggetto positivo (troppo spesso inconsapevole di esserlo). 
Se i risultati nel campo delle terapie sono stati eccezionali, altrettanto non può dirsi per lo sviluppo di un vaccino efficace, ancora lontano dall’esser realizzato nonostante decenni di ricerca a causa delle  caratteristiche strutturali intrinseche del virus HIV.  
Questo rende ancora più evidente il risultato straordinario ottenuto nella produzione in tempi rapidissimi di vaccini efficaci contro il Covid". 

Quali consigli si sente di dare a chi si sente potenzialmente a rischio? 
"Il consiglio è di … cercare di non doversi sentire “potenzialmente a rischio”; fare sesso protetto utilizzando il profilattico, ricorrere al test diagnostico (presso il nostro Ambulatorio il test HIV è gratuito ed eseguibile a richiesta in anonimato) in caso di comportamenti a rischio, rivolgersi con fiducia in caso di dubbi a personale medico competente, che si tratti del proprio medico di medicina generale o utilizzando il Telefono Verde AIDS (800 861061) o anche contattando il nostro Ambulatorio infettivologico (0746 278402), per essere indirizzati verso le scelte più adatte per garantire tranquillità e salute a se stessi ed agli altri".

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